«Semivuoti a rendere» di Andrea Carnevale

«Semivuoti a rendere» di Andrea Carnevale

Una goccia più una goccia fa una goccia più grande: La prima persona plurale. Recensione di «Semivuoti a rendere» (Ensemble, 2021) di Andrea Carnevale. Articolo di Gianluca Minotti.

Semivuoti a rendere di Andrea Carnevale (Ensemble, 2021) è davvero, come d’altronde dice l’autore stesso nella nota introduttiva, «uno strano libretto dalle strane pretese».
Esso muove da un’ipotesi tutt’altro che rassicurante: che l’uomo contemporaneo stia perdendo il senso del poetico della natura, cioè la coscienza di sé. Urge allora intraprendere un viaggio: entrare nella selva oscura della poesia e del racconto e, attraverso diciannove tappe narrative che corrispondo ad altrettante voci che parlano in prima persona, verificare se c’è ancora una possibilità di redenzione, e cosa e chi potrebbe salvarci. Non certo “L’intellettuale organico”, che è seduto sulla tazza e con un linguaggio beffardo si vanta però del proprio sapere. È un esperto di scarti, di avanzi, di spazzatura e di escrementi, l’intellettuale organico, e pare voler dissuadere l’autore dal compiere il suo viaggio. E neanche l’uomo che ha smesso di radersi sembra poter dare risposte: e d’altronde, lui che non riesce neanche a sostenere il peso del proprio sguardo allo specchio, come potrebbe salvarci tutti?
Ma poi accade d’intravedere una luce – «uno spazio vuoto che va ancora popolato» – e accade nella scrittura e nella relazione che lentamente la scrittura stabilisce. Perché non ce ne accorgiamo subito, ma a un certo momento sentiamo che chi parla si sta rivolgendo direttamente a noi lettori e per esempio ci invita a fare una passeggiata nel bosco in cerca di funghi. Soltanto che alla fine della passeggiata il canestro resta vuoto, e se resta vuoto forse dipende anche dal fatto che l’io narrante, per parlare con noi, si è distratto. Lui e noi. Ma non importa: «L’unica cosa che compete al cercatore, che dipende da noi, non è riempire il canestro di funghi, ma percepire in ogni situazione il peso, l’importanza, la decisività, la potenza liberatrice della nostra libertà, in cammino sulle tracce di qualcosa che vogliamo».
Ed ecco allora che Semivuoti a rendere siamo tutti noi che necessitiamo delle relazioni per completarci a vicenda. Che siamo autori o lettori, non cambia: ci travasiamo gli uni negli altri e soltanto così possiamo salvarci.

9788868817770

È questo il dono che Andrea Carnevale ci fa ed è per questo che Semivuoti a rendere è uno strano libretto dalle strane pretese: perché confida nella prima persona plurale, in noi lettori. Perché ammette di essere incompleto senza di noi, perché ci invita a riflettere, perché gioca con noi: «Il rosa sei tu; il celeste è Roberto; il grigio è Gianluca e così via. Ogni singolo colore è uno dei nostri amici, più cari, meno cari. Rimbaud lo sapeva già: la poltrona rossa sono io. Lo dico per puro egoismo, ma potresti essere tu, o uno di loro». Perché in definitiva ci ricorda una cosa bellissima, che spesso, purtroppo, dimentichiamo: «Che noi soltanto è preghiera» e che quindi, come scriveva Georgi Gospidonov nel prologo di Fisica della malinconia, «Io siamo».

Gianluca Minotti