Riprendendo in mano "Spiaggia libera tutti" di Chiara Valerio

Riprendendo in mano “Spiaggia libera tutti” di Chiara Valerio

Nelle storie raccontate da Chiara Valerio in “Spiaggia libera tutti” (Laterza), uscito qualche anno fa, protagonista è il mare tra Scauri, Gaeta e Sperlonga. 

Se per Alessio Medrano, protagonista di Almanacco del giorno prima, l’ultimo romanzo di Chiara Valerio pubblicato con Einaudi  la matematica è un linguaggio per leggere, interpretare e conoscere il mondo e prevedere il futuro, in Spiaggia libera tutti, il libro edito da Laterza qualche anno fa, protagonista è il mare. O meglio, il suggestivo litorale pontino, quello a mezza via tra Roma e Napoli e che l’autrice conosce bene perché vi è nata e vissuta, quello tra Scauri e Sperlonga, passando per Formia e Gaeta. Un territorio sì benedetto da Dio ma che l’uomo ha in gran parte duramente snaturato. “Una provincia rozza, che assomiglia a una Las Vegas dei poveri, piena di discoteche rutilanti, di palmizi di plastica e finti tori da rodeo.” Chiara Valerio ha saputo raccontare con un’ironia pungente la sua provincia adolescenziale. Quell’“accumulo di voci tue e di cose che hai sentito e che rielabori – come tiene a precisare la scrittrice scaurese che però vive a Roma – un luogo dove le persone non sono mai perfettamente vive né morte.”  Ecco perché a furia di dire una bugia alla fine si finisce per crederla autentica. Come la camicia che la nonna cucì per Wiston Churchill, si proprio lo statista britannico. Dalla prima all’ultima pagina, comunque, aleggia, quasi fosse un angelo custode, la presenza di Fabrizia Ramondino, la scrittrice che aveva scelto di vivere a Itri e che due anni fa annegò proprio in quel mare, dove Chiara si ostina a cercare il luogo esatto della tragedia per poter gettare dei fiori.

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“Le dune di Sant’Agostino sono belle, la sabbia è chiarissima e quindi l’acqua di mare certe volte pare davvero fosforescente (come in certe cartoline virate lisergiche dei primi anni settanta), non è tanto facile costruire i castelli di sabbia o le piste delle biglie, ma ci sente molto in vacanza.” Chiara Valerio con “Spiaggia libera tutti” gioca con le storie e con la memoria.  Nei suoi ricordi spaziano quelle voci ascoltate da piccola, i luoghi dov’è cresciuta. Quelle dello zio Giovanni e la zia Rosanna che in estate l’accompagnavano al mare di Gaeta, un po’ per la pigrizia dei genitori per “impegnarsi in venti chilometri di traffico domenicale” e un po’ perché “hanno sempre sostenuto che il mare di Scauri fosse più bello” per il fatto di avere i lidi e Sant’Agostino no.  Ma le storie sono tante. Come se fosse un album di fotografie.  I bar di Gaeta e la principessa triste Lady D, Evelyn Waugh e Sperlonga, la spiaggia dei sassolini e la villa di Nino Manfredi,  Miss Frances e Virginia Woolf, il mare di Karol Wojtyla e le suore, l’ostricaro, il lupo di mare, il mago di Minturno, il mal di Scauri. Come il mal d’Africa che ti prende e ti rimane dentro per sempre.  Una terra tra due promontori, un po’ come Macondo, solo che a Scauri c’è il mare e dove la prima cosa che si chiede a una ragazza di vent’anni, “quannno te spus?” E poi ci sono gli autovelox, le palme finte, la superstrada e i porcellini d’India, la pedemontana di Formia, la Sparanise –Gaeta, Minturno frazione di Scauri?

 “La vera piaga del litorale pontino- scrive la Valerio- ma da qui fino a Baia Domizia (14,5 km), che poi è già litorale Domizio, sono gli autovelox. Ancora prima delle strisce blu dei parcheggi.”

Chiara Valerio sente il bisogno di mettere insieme i tasselli di un mosaico dando testimonianza del suo vissuto. Già nelle sue pubblicazioni precedenti si avverte questa traccia conduttrice. Sin da “A complicare le cose”, a “Fermati un minuto a salutare”, “Ognuno sta solo”, “Nessuna scuola mi consola”, a “La piccola gioia d’esser quasi salvi”.

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“Quando mi volto vedo la strada che sulla piana di Sant’Agostino (21 km) torna bassa, al livello della sabbia, le macchine che sfrecciano, la macchina di mia madre parcheggiata e bianca come uno scaldabagno sotto al sole, oltre la strada la serie di caseggiati bassi e approssimativi, mezzi in legno e mezzi in cemento, gialli e forse abusivi che sono la cosa più vicina a una balera che io riesca a immaginare.”

Le storie raccontate da Chiara Valerio in questo libro sono divertenti,  forse inventate o forse vere, ma sicuramente convincono.