WILLIAMS E L’ONNIPRESENTE BELLEZZA

 

“Ma è vero, essi la temono | più che la morte, la bellezza è temuta | più che la morte, | più di quanto essi temano | la morte.” (William Carlos Williams, citato in Cristina Campo-Sotto Falso nome.)

 

Quale pesante eredità è quella del perenne sospetto, penso io. Un secolo come il Novecento, folgorato dalle ideologie e dalle dietrologie, costellato di morti e soprusi più o meno legalizzati, ha spazzato in larga parte dell’umanità-compresi i cosiddetti “intellettuali”(cioè chi per professione utilizza l’intelletto)- l’idea, intrinseca alla vita, della bellezza e di ciò che naturalmente prospera.

S’intende per naturalmente: non turbato da deterrenti derivati da espedienti umani. Per sostenere però una civiltà che sulla techné ha basato il suo senso e dominio, è stato necessario-a parer di alcuni-sottomettere la grandiosità del sentimento panico ad un’ondata di impulsi calcolabili.

Così, anche se in teoria le mansioni che quotidianamente svolgiamo si reputano logiche e integrate alla vita, sono in realtà nella loro cronica ripetizione acritica, ciò che più ci allontana dalla vita. Questo parve intuire William Carlos Williams[1] medico statunitense con la passione per la poesia e la scrittura(passato poi alla storia semplicemente come poeta). In contrapposizione al movimento di recupero degli stilemi di altre epoche(Ezra Pound, T.S. Eliot)[2] egli compì un atto poetico di straordinaria grazia: diede fiducia alla vis poetica del suo tempo e alla realtà contingente in cui era immerso.

Una fiducia , la sua, non solo vissuta ma anche rappresentata tramite il verso, come si può evincere ad esempio dalla poesia “The Bird’s Companion”(“Il compagno degli Uccelli” tradotta da Vittorio Sereni[3]):

Il Compagno degli Uccelli

“Come ogni giorno un amore

sul ramo che può morire

è il tuo amore

Così vivido sorge

smanioso del sole

                        compagno

degli uccelli.”

(v.s.)

Siamo dunque nel cosiddetto simbolismo esistenziale tanto caro ad alcuni poeti americani come per l’appunto Williams e Wallace Stevens. La possibilità insita nel cultore della poesia di riconoscere ciò che è mirabile anche nella propria epoca, anche nel giorno che si pone apparentemente disadorno e prosaico è uno dei motivi per cui l’opera di Williams rimane così gradevole e intrigante.

Un’altra sua sostenitrice e traduttrice-vale a dire  Cristina Campo[4], osserva, a proposito dell’operazione poetica compiuta da Williams, che “(…)ha origine nello sguardo: fisso, con meravigliosa costanza, più all’oggetto che alla sua metamorfosi.” La Campo inoltre specifica:

“Rivoluzione, come egli ha detto: del boccio e dell’orbe terracqueo, dei semi e delle età: compimento e disintegrazione di volti, di città, di vicende.”

E la vediamo, questa disintegrazione: che però non ha l’aria minacciosa, bensì di qualcosa che naturalmente avviene; cosicché per il vizio ormai connaturato del sospetto, rischiamo di non notare.

Così trasmuta il vivere e il nostro vivere; ed ecco pronta l’istantenea di Williams che ne cattura la bellezza:

Corrente

Hai l’incanto di un fiume

sotto cieli tranquilli.

Ci sono cose imperfette,

ma vi si stende una musica.

E dice per che letto

di tenebre si spinge la corrente

a che smagliante mare

che increspa la mia mente.

(v.s.)

Non v’è riassumendo, mentre si scopre l’opera di Williams, la necessità di essere dei sensitivi per riconoscere in sé, in un processo di simbiosi,   le cosiddette “potenze dell’Anima” ; di più, pur avallando come critica un certo antropomorfismo che logorerebbe la cosiddetta “logica”, non si può resistere alla sollecitazione così rassicurante, così densa di vita che l’interconnessione con la natura ed i suoi elementi offre mediante una sintesi poetica di sublime fattura. Negli oggetti e nelle situazioni che William Carlos Williams propone c’è un febbricitare che sulle prime intimorisce forse; ma crea poi quella risonanza, quel senso ancestrale di ricettività al pullulare delle esistenze attorno a te che è a mio avviso la linfa che irrora ogni capolavoro. Tal che, magari , questa opera arrivi a tagliare in alcuni di noi la scorza plurisecolare dello scetticismo e della perenne malafede.   

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[1]-William Carlos Williams( 17 settembre 1883- 4 marzo 1963) Medico e scrittore statunitense.  La sua opera,  dapprima vicino al movimento imagista di E.Pound, se ne allontana poi per cercare una poetica maggiormente legata all’America e al suo tempo. L’edizione a cui faccio riferimento è:

William Carlos Williams -Poesie. Tradotte e presentate da Vittorio Sereni e Cristina Campo. Einaudi, Torino, 1961(copyright) , 1967(tiratura).

[2]-Ezra Pound, Thomas Stearn Eliot: E. Pound(30 ottobre 1885-1 novembre 1972), poeta, saggista, traduttore statunitense.  Autore prolifico e personaggio discusso, la sua opera viene approfondita da generazioni di studiosi per le sue varie qualità: prima fra tutte la nostalgia per le epoche passate, considerate migliori da Pound rispetto alla propria, fatta di convenzioni ed ipocrisie. Questo tipo di poetica votata all’avversione al presente- o almeno al presente vissuto e percepito dal poeta -è stata analoga a quella espressa dalla poesia di T. S. Eliot(26 settembre 1888-4 gennaio 1965), premio Nobel per la letteratura, che spesso utilizzava miti e citazioni da fonti classiche per contrapporsi ad un tempo che secondo lui era eccessivamente squallido. William Carlos Williams non condivise questo aspetto similare nei due autori e progressivamente “si volse” verso altri lidi.

[3]- Vittorio Sereni (27 luglio 1913- 10 febbraio 1973) Poeta, scrittore,  traduttore italiano. Attivo nel campo dell’editoria e delle dispute intellettuali, Sereni ottiene durante la sua vita numerosi riconoscimenti, arrivando persino a dirigere la prestigiosa collana “I Meridiani” Mondadori.

[4]-Cristina Campo , al secolo Vittoria Guerrini(28 aprile 1923- 10 gennaio 1977), scrittrice, traduttrice e poetessa italiana.  Condusse un’esistenza ritirata, tramite espedienti -come gli pseudonimi, per l’appunto- che le permisero di ricercare quello slancio mistico e quella verità perenne che è ben lontana dalle consuetudini rumorose e facinorose. Rimase, come e anche più di Sereni, affascinata dalle qualità delle Opere di W. Carlos Williams, e più di una volta, sia a lui che presumibilmente ad altri,  ne decantò la levità e la bellezza.