Tre poesie inedite di Erin Elizabeth Smith # Traduzione di Alessandra Bava

Tre poesie inedite di Erin Elizabeth Smith # Traduzione di Alessandra Bava

Tre poesie inedite di Erin Elizabeth Smith con la traduzione di Alessandra Bava.

Penelope di Erin Elizabeth Smith

First, I planted hyacinth in the courtyard,
pruning the wayward petals, which wilted
at my over-attendance, my heavy watering can.

Next, I made robes for your father, brushing the velvet
‘til it was colt-soft and bright. Polished the buttons,
weaved gold into his yellow cords.

In the fifteenth year, I took to oils, turning the strokes
of my tedium into your distant ship. I painted you
a thousand ways – falling from the mast, the prow,

from the ocean into the even ebb of Styx.
Then my doorbell took to sounding.
I was forced to replace the welcome mat

with “Beware of Dog.” But men persisted,
revived my gardens, dry-cleaned the robes,
auctioned my mid-day sketches for kingdoms.

I took to tapestry only then to dissuade
their ardent verse, their gracious doors and coats.
This I loved though – the goldfish

of my hands slipping the weave. Creating
a cape of scenery, a story of thread.
I was patient with my unraveling, promising

once I finished this, my centerpiece, my heart
of cotton, I would take another from the sea –
a strange jellyfish, a bright and foreign conch.

So when you arrived with your exultation
of flag, I was the first to welcome you,
with a limp albatross, two arms at the ledge.

But now that you’re back, eating with your fingers,
grabbing my thighs in sleep, while another
woman churns in your skin,

I leave the waiting for the tired
sun, paper our house with tapestry,
finish everything I begin.

Penelope di Erin Elizabeth Smith

Per prima cosa ho piantato giacinto nel cortile
potando i petali ribelli, che appassivano
alla mia eccessiva cura, al mio pesante annaffiatoio.

Poi ho fatto vesti per tuo padre, spazzolando il velluto
finché non è diventato lucido e soffice come puledro. Ho lucidato i bottoni,
intessuto oro nei suoi fili gialli.

Il quindicesimo anno, mi sono data alla pittura a olio, trasformando le pennellate
del mio tedio nella tua nave distante. Ti ho dipinto
in migliaia di modi – mentre cadevi dall’albero maestro, dalla prua,

dall’oceano nella marea uniforme dello Stige.
Poi il mio campanello ha iniziato a suonare.
Sono stata costretta a sostituire lo zerbino di benvenuto

con quello di “Attenti al cane”. Ma gli uomini perseveravano,
resuscitando il mio giardino, pulendo a secco le mie vesti,
mettendo all’asta i miei schizzi di mezza giornata per dei regni.

Mi sono data agli arazzi solo allora per scoraggiare
i loro versi ardenti, le confortevoli case e i cappotti.
Questo mi piaceva in ogni caso – il pesce rosso

delle mie mani che scivolava nel tessuto. Creando
una mantello di scenario, una storia di filo.
Ero paziente con il mio disfare, promettendo

una volta che lo avessi terminato, il mio pezzo forte, il mio cuore
di cotone, ne avrei preso un altro dal mare –
una strana medusa, una conchiglia sgargiante e straniera.

Così quando arrivasti con esultanza
di bandiera, sono stata la prima ad accoglierti,
con un albatro zoppo, due braccia sul davanzale.

Ma adesso che sei tornato, mangiando con le tue dita,
afferrandomi i fianchi nel sonno, mentre un’altra
donna si agita nella tua pelle,

lascio l’attesa al sole
stanco, tappezzo la casa con gli arazzi,
termino tutto ciò che comincio.

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Love in Mississippi di Erin Elizabeth Smith

is always a metaphor. Sheep
grazing on the heath,
the grinding of vegetables
into a cool green soup.
Corridors of halogen
mark the straight routes
home, the turns we miss
or accidentally take.
Like the boxed pansies
or the woman who owns
a badger and walks it
in the park. Rather no,
that was love in New York
where the rivers erected
themselves in the patchwork spring
and the windows were so small
even I could not slip through.

L’Amore nel Mississippi di Erin Elizabeth Smith

è sempre una metafora. Pecore
pascolano sulla brughiera,
il tritare le verdure
in una fresca minestra verde.
Corridoi di alogeno
segnano i percorsi dritti
verso casa, le svolte che manchiamo
o che prendiamo accidentalmente.
Come le viole del pensiero in scatola
o la donna che possiede
un tasso e lo porta a passeggio
nel parco. No piuttosto,
quello a New York era amore
dove i fiumi si ergevano
nella primavera patchwork
e le finestre erano così piccole
che neanche io riuscivo a scivolarci attraverso.

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Index of the Midwest di Erin Elizabeth Smith

The name of a bridge
leads to the voice
of someone who I almost forgot
I slept with to a street
I got lost on to the pink slip
of tongue between a housecat’s teeth.
The industrial corn stretching
into an endless factory
of gold, nights in the dark
lake water, breaking in
a front porch like a ship.
Beggar’s purses
with cheddar and corn.
Shot glasses like church
windows and afternoons
smoking Camel Lights. No coming
to peace. No leaf turning
on an ancient record player.
If only there had been an escape hatch
in August’s shorn fields. One that falls
forever into this flat
and desperate black.


Indice del Midwest 
di Erin Elizabeth Smith

Il nome di un ponte
conduce alla voce
di qualcuno con il quale ho quasi dimenticato
di aver dormito a una strada
dove mi sono persa al lapsus
rosa tra i denti di un gatto domestico.
Il mais industriale si estende
in una fabbrica d’oro
senza fine, notti nella scura
acqua lacustre, che si addentra
come una nave nel portico.
Borse di mendicanti
con formaggio cheddar e mais.
Bicchierini da liquore come vetrate
di chiesa e pomeriggi
fumando Camel Lights. Non fare
i conti. Nessun foglio gira
su un giradischi antico.
Se solo ci fosse stato un portello di sicurezza

 

“Penelope” è precedentemente apparsa in Boxcar Poetry  Review; “Index of the Midwest” in The Lindenwood Review e “Love in Mississippi” in Trailer Park Quarterly.

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Erin Elizabeth Smith è il Direttore Creativo della Sundress Academy for the Arts e ha scritto due libri di poesia The Naming of Strays (Gold Wake, 2011) e The Fear of Being Found, che sarà pubblicato nuovamente da Zoetic Press entro la fine dell’anno. Le sue poesie sono apparse in diverse riviste: Mid-American, 32 Poems, Zone 3, Gargoyle, Tusculum Review, e Crab Orchard Review. Insegna un po’ tutto presso il Dipartimento di inglese dell’Università del Tennessee ed è caporedattore di Sundress Publications e The Wardrobe.