Terzo "Quaderno Barbarico": poesie inedite di Alfonso Canale

Terzo “Quaderno Barbarico”: poesie inedite di Alfonso Canale

Il terzo “quaderno barbarico” è dedicato al poeta Alfonso Canale.

to dream

amarti amarti realmente
amarmi in te nel tuo senso
unico nessuno in contrasto
coscienza che si scioglie
nudo
che vibra rocambolesca
madido
perfezione che cambia
sull’istinto
scialbo scorticare delle nostre pelli

amarti condensamente
amarti in me
acqua salina i sessi
sfumato
la chimica l’infanzia la scienza
ai confini dei nostri orizzonti
tutte le infinite pieghe delle lenzuola del tuo volto

che ti amassi
come mai per sempre prima di noi
che ti scagionassi
nella tua violenta bellezza
ruvido
rubata da troppi occhi
meraviglia di morte piacere paura

arrancante che ti lasciassi indietro
che ci desiderassi in sacrificio
l’anarchica differenza
il giudizio vuoto
al di là del bene del male

che ti liberassi nuova
dalla luce dai segni
adombrato
cavernosa che ti ritrovassi
grezza
per scrutarmi viverti contraddirci trasformarli
perché sei bella come la morte il piacere e la paura

maciullami vita

***

to be

la vostra ipocrisia mi fa rabbia veleno e vomito
come la mia
eppure noi sono
la bellezza è morte paura e piacere
fottetevi tutti quanti
fottetemi che io me ne fotto
quantomeno sono

scappo fuggo rifuggo
per la mia umidità
transito nell’unica ombra
che mi fa saldo
quanto sei bella senza me noi loro
bella come la morte la paura e il piacere

ovunque non qui in noi fuori
come deve essere
dalle nostre orbite
mi guardi e mi sussurri nel tuo ansimare
se dio esiste è l’altro indebito
oltre dentro intorno immagine e somiglianza
se dio esiste è nel fremere dei tuoi muscoli
se dio esiste si masturba a ogni perché
ma non è così
non è parola

chapeau
gemi vengo sospiro e mi sdraio
accanto al tuo sudore
in quel letto a baldacchino
appiccicoso come noi
morti una volta
non contenti
ci uccidiamo con una sigaretta
neanche questo conta
se dio esiste non è verità

essere
di più
di più dell’essere

***

to want

voglio
io
voglio
me
stesso
tutto me stesso
libero
voglio uccidere nervosamente
voglio la bontà di un santo
voglio
io
voglio violentare un bambino
una donna
voglio essere padre eroico
e amante di difetto sorpresa noia

voglio tutto me stesso
voglio la danza sui confini
lo scandalo perbenista
voglio vedere me stesso
un uomo
e i suoi occhi che muoiono
voglio
me stesso
voglio
io
strappare la lingua
voglio la neologica
voglio annientare la memoria
farla a pezzetti
e farne una collana di carne intorno al mio collo teso

voglio io strapparti i genitali
animalesco
dopo una violenza di gruppo
tu io che meriti il perdono
voglio
me
stesso

voglio bruciare i teatri
disegnare con la cenere
la tua pelle cicatrizzata
e bestemmiare
voglio
la credulità del divino
in ogni cazzo di tempio

voglio
io
voglio
me
stesso
l’anarchia
uomo di tutti gli uomini
voglio l’adorazione
voglio l’infamia
voglio sputare
sulla vostra benamata etica

voglio
me
stesso
voglio
io
il mio genocidio
voglio io me stesso
il sangue bollente
le mani che pizzicano
il tuo viso grumo
di sangue
voglio
io
me stesso
il caduto

voglio non so cosa
non questo
non il mezzo
voglio tutto
tutto me stesso
buco di culo dell’universo

voglio il sale bagnato
di una foto
voglio che l’immagine
non fosse mai immaginata
voglio fotterti
con quella cazzo di croce fino allo spasmo
voglio mangiarti
me stesso
voglio
io
me
stesso

ridatemelo
e poi ne parliamo

tutti voi
ridatemi me stesso
noi siamo me stesso
voglio
io nessuno
quel che mi è rimasto
me stesso
un corpo
tutti noi
ridatemi
io
voglio
io
me stesso

***

to hear

più vivo più muoio ed è un prender congedo
ad ogni alba calpestata e rifuggita.
sono inesorabile il tempo di una rugiada.

più vivo più muoio e obliquo
comprendo Odino dagli infiniti
nomi ch’io te noi ogni ombra
son’io giusto il passare di una rugiada.

sono il mondo: un nulla ch’è tutto il mondo
né padri né figli un pezzetto fra i tanti
vacui spettri d’una goccia di rugiada

più vivo più muoio e dal ventre
alla terra è solo sfoggiare una passerella
scolpendo al millimetro la mia dimenticanza
di vagito insoddisfatto. il vero

al sicuro si ricorda in una buia soffitta
dove i baci scintillano e lo spolverano
respirando gli amanti la loro chimica.

né vivo né muoio ed è un mirare
infinito bambino quella bellezza tremenda
una sottile rugiada tra notte e mattina
che nell’eterno cade.

__________

Alfonso Canale nasce a Roma nel 1991. Si laurea in Lingua e Letteratura Araba presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. Sue poesie inedite sono apparse su Poetarum Silva e La macchina sognante: contenitore di scritture dal mondo. Nel 2014 pubblica a Parigi Alfonso Canale écrit e Miroirs. Nel 2015 pubblica in Italia la raccolta poetica bilingue (in italiano e in francese) Miroirs/Specchi. Redattore per YAWP: Giornale di Letterature e Filosofie, ne gestisce la sezione culturale “Simposio” e quella traduttiva “Ri-scritture”. Nel 2017 ha pubblicato la raccolta Vedo all’interno di Lurlo barbarico (Le Mezzelane, 2017). È stato finalista nell’edizione 2017 della Biennale MarteLive. Fa parte del collettivo poetico A.S.M.A di Poesia e del format Salotto per pochi intimi, con i quali ha proposto diversi eventi di reading poetico-musicale per l’Italia centro-meridionale. Al momento sta lavorando ad un nuovo progetto poetico, non belle parole, e ad un récit sperimentale, Senses.