Settimo "Quaderno Barbarico": poesie inedite di Giammarco Camedda

Settimo “Quaderno Barbarico”: poesie inedite di Giammarco Camedda

Il settimo “quaderno barbarico” è dedicato al poeta Giammarco Camedda.

I – The young man telling a book

My beatiful lover, I tell you not to worry about me: I’ve been elsewhere, I am Elsewhere.
Another passion hits my heart – your fingers touching me, reading my hips as if it was not a book, but life itself.
You know better than me, there are only interpretations.

***

II – Le conversazioni possibili

Anche io ho visto il come,
una stratta di mano giallocedro –
le viole del sole, credo un saluto
al parco giochi, hanno cantato il verso:
era il giorno della partenza:
ho chiuso gli occhi: ecco il mio sogno, ecco altri
lidi. *

Dei peones raccontano del loro
viaggio:
felci viola, tracce lillipuziane
della storia – anche loro sono altrove –
la quotidiana storia dell’amore.

«Mi Amor, no pido ninguna palabra
de amor, la vida cuenta sì misma».

…………………………………………….

«I don’t speak your language, but let me tell
you:
words as we know them are overestimated».

*: – avrò perso la vista prima dell’arrivo –

***

III – Partenza per l’America

… Schiocchi, gridi e molto altro;
il mio essere donna non mi tradisce
nell’ora delle vendite.
Mi hanno dipinto il volto, vomitato
complimenti della più alta specie.

«Tu!, cane rognoso, muoviti! Lascia
il sole per le candele, ti aspetta
una dolce serata».

Il loro riso è il mio pianto, la voce
il mio silenzio, mi aspetta una dolce
serata – che fare?
Ora so – dunque,
– ho accettato la mia balbuzie –

«Sì, ora vado a prepararmi».

***

IV – Los niños y los cantos

Per un sentiero di altre acque specchiate,
come potevo immaginare i party,
la vida occidental:
al caldo e all’ombra il salto
è sempre quello, tra le cose viste
e le altre immaginate… è, come sai,
difficile discorso in poesia –
essere in un luogo è essere quel luogo:

“il melo cotogno
di casa tua, colorata presenza
in un girasoleto, segno, palpebra
schiusa; o la fonte che spingeva in basso
gli sguardi, retta dai leoni, oltr’alpe.”

***

V – Il mandolino e le note

E ho paura che la scrittura non sarà più,
non solo la mia ma degli altri –

Due donne parlano del più e del meno:

è un evento eccezionale, mio caro
amico.
Potessi imprimere una svolta al raro
coraggio ch’è il parlare, altra sorpresa
e distanza tra corpi e cose:
io so bene che questa lettera
segna il confine tra materie e te.

***

VI – A tea in Camden Town

I

Capiterà… elle est allée
all’ombra, seduta sotto un mandorlo,
l’imitazione –

riaperte le narici, respirò
polvere e parole in un religioso
silenzio, son sull’orlo
d’un pozzo, e il marzo afoso
della Cambogia.

Son le radici d’un’altra vita, altre acque
che non ho bevuto;

II

e ho perso il colore
della storia, il tempo è –
termina solo con uomini e donne –
non cessa mai.
Anche le parole poi si riducono
al silenzio, nel prima tutto toccano
al di fuori di loro,
perché non possono ciò che per sé
sono: così anche l’uomo.

È grazie a queste che talvolta pare
riprendersi l’ingenuo adolescente
o la passante incerta,
dita diverse di una stessa vita,
quando sembrano appartenere l’uno
all’altro e riconoscono,

– let’s drink a tea, my dear,
you know that in a cup of tea there’s a
universe,
don’t you?,

con i polsi che muovendosi avevano
la forma dei suoi pensieri, il mare
sullo sfondo, non più come reliquia,
ancora bruciante per
ancora in moto lì per
ancora… un orologio da taschino
fa più rumore, scandire i minuti
è in fondo il terrore più grande tante
volte, più di

non dire niente,
non dire niente,
non dire Niente.

III

I’m you, you’re me, we intend the shade.
I know not if it is our fate,
tea-queen, do you understand?

Potrei mai parlarti?
Le parole che pronuncio non
conoscono alcun senso,
solo le citazioni
avvalorano il discorso perché
è reale il loro passato. Penso
sia il cliché delle poesie, anche tu
dovrai ammetterlo.

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Giammarco Camedda, classe 1995, studia presso la facoltà di Medicina e Chirurgia di Firenze. Sue poesie inedite sono apparse su Yawp: giornale di letterature e filosofie.