«Love Kaputt» di Antonio Giugliano

«Love Kaputt» di Antonio Giugliano

Recensione di «Love Kaputt»,  l’ultimo romanzo di Antonio Giugliano, edito da Augh! nel marzo 2017.

Il romanzo è ambientato a Napoli, città in cui è nato l’autore, e nei suoi dintorni. La storia è circolare, ha inizio con la sua fine e finisce con il suo inizio. Conosciamo il protagonista, di nome Maurizio Marullo, un agente di commercio napoletano e prossimo alla sessantina quando, uscendo da un locale, viene accoltellato da dei balordi che vogliono derubarlo. Lo ritroviamo poi nel racconto di quando, dodici anni prima, ancora fiducioso nei confronti dell’amore, aveva conosciuto sua moglie Elena durante un viaggio in treno e di come si fossero subito innamorati perdutamente e sposati. Siamo poi nuovamente catapultati nel presente di Marullo ormai vedovo, che cerca di abbandonare il ricordo della moglie, di disfarsi delle cose che le erano appartenute e di ritornare alla sua routine. Elena era stata ritrovata senza vita nell’ospedale in cui lavorava, appesa ai tubi del riscaldamento e il caso della sua morte era stato archiviato come suicidio. Seguiamo il protagonista mentre cerca di elaborare il suo lutto, processo reso difficile dalla sua voglia di indagare per scoprire cosa lei gli avesse nascosto.

Impariamo pian piano a conoscere Marullo, il velo sotto cui lui stesso cela la sua personalità cade lentamente e, da uomo perdutamente innamorato, realizzato e dinamico, scopriamo un uomo che prova disprezzo verso il ricordo di sua moglie, un uomo annoiato che ha ormai perso il suo lavoro, un misogino che vede le donne come arriviste, che le considera come oggetti di sfogo sessuale. I racconti di un amore idilliaco si trasformano in racconti di un uomo che ricorda la sua ossessiva gelosia nei confronti della moglie, che la schiaffeggia e insulta per non avergli risposto al telefono e si vendica del suo trascurarlo passando le serate con delle prostitute.

Girovagando tra Napoli e dintorni, ormai solo e nullafacente, il protagonista ce ne racconta il degrado e ci svela il disprezzo per la sua terra natale, che replica quello nei confronti dell’amore e delle donne. Il rapporto del protagonista con l’amore e quello con la sua città sono, quindi, in qualche modo collegati. I passi che ne parlano sono davvero crudi. Marullo si ritrova davanti alla consapevolezza di dover elaborare un duplice lutto: quello della fine delle sue speranze sul rapporto di coppia, e la rottura con il ricordo della sua terra quando era bambino e gli appariva ancora bella e incontaminata.

“In quei posti in cui era nato e viveva, la rappresentazione dell’umana miseria avveniva invece in presa diretta. Era feroce come un pugno sulla bocca, che fa saltare i denti. Tutto poteva accadere in qualsiasi momento, e l’imprevedibilità delle cose teneva i sensi svegli e la mente allenata.

«Nessuna ipocrisia: siamo così, luridi, interessati al denaro, e predatori. Ti piace? Non ti piace? Così è, stai attento. Non dimenticare mai che la tua vita vale meno di uno sputo, se possiedi qualcosa che valga la pena rubarti…Statt’ accort’ guaglio’…pe’ cinquant’euro… na curtellata nun t’a leva nisciuno…»”.

Inaspettatamente, cade anche il velo della moglie di Marullo. Da donna a modo, innamorata e piena di vita, si rivela una donna attaccata solamente al denaro, che inizia a disprezzare il marito man mano che i suoi affari vanno per il verso sbagliato. Invidiosa anche della sorella, più giovane e sposata con un uomo ricco, effettua la sua vendetta tradendo Marullo proprio con suo cognato. Questa trasgressione diventa però una vera e propria ossessione nei confronti dell’amante, un sentimento insano che la porta alla follia di voler uccidere il marito. Il protagonista, quindi, diventa nuovamente “vittima” della storia, un vedovo che si trova a scoprire bruscamente i retroscena che si celano dietro la morte della moglie, della quale, secondo il racconto, non aveva mai capito le cause.

Bisognoso di distrarsi, dopo il duro colpo inferto dalla rivelazione della verità sul suicidio di Elena, l’uomo girovaga in posti desolati e poco raccomandati, fino ad avere un “incidente” che, dopo averlo debilitato, gli dà la forza di cambiare vita e di rimettersi in sesto. Solo allora potremo capire cosa davvero si cela dietro tutto il racconto su Marullo.

Una storia di emozioni primitive e incontrollate. Un mondo cinico e disincantato quello che ci racconta Giugliano, in cui non c’è spazio per sentimenti puliti e disinteressati. Ogni finzione cadrà prima o poi, e non potrà che svelare qualcosa di “marcio”, di sporco. Vale per le persone, così come per i paesaggi apparentemente splendidi e per le relazioni che sembrano solide e stabili.

La prima metà del libro è del tutto diversa dalla seconda. Nella prima ci appaiono un mondo, una società, dei personaggi ancora “filtrati” attraverso una lente di ingenuità forse, o di illusione. Nella seconda si rompe ogni schema, la verità viene a galla in maniera brusca, senza vie d’uscite o giustificazioni.

Il punto di vista attraverso cui è narrato il racconto è quello di un uomo solo, deluso dalla vita, sicuramente depresso, che si nutre dei propri istinti in maniera quasi animalesca pur di sopravvivere alla degradante realtà che gli si palesa. Il modo in cui l’autore riesce ad entrare nella sua logica è assolutamente credibile.

Lo stile è veloce e crudo. Il linguaggio è spesso gergale e scurrile, molti dialoghi sono riportati nel dialetto napoletano. Tutto ciò conferisce alla storia ulteriore veridicità. Le diverse parti narrative si alternano a flashback e a flussi di coscienza.

Si tratta di un giallo, e, allo stesso tempo, di un racconto introspettivo. Il finale giunge inaspettato e ci fornisce uno spunto ancora più forte, rendendo il libro ricco dalla prima all’ultima pagina.