«Gli inabissati» di Amelia Colanton

«Gli inabissati» di Amelia Colanton

Amelia Colanton, anagramma del vero nome dell’autrice, Antonella Amico, presenta «Gli Inabissati», un romanzo di eccezionale sensibilità ed intensità, pubblicato da «Ensemble».

Onorando le sue origini siciliane attraverso l’utilizzo di espressioni e parole tipiche dell’isola, la scrittrice ci parla della desolazione di quella terra, da cui i giovani tendono a fuggire e in cui restano i “vecchi” ad aspettare il loro ritorno e a sperare che riescano a raggiungere i loro obiettivi altrove.

Il Fato decide di punire l’”individualismo”, la “tracotanza”, la “barbara ferocia” e le “insulse azioni” dei siciliani attraverso un decreto intitolato “Inabissamento purificatore dell’isola Sicilia”, con la speranza che la tragedia li induca a vivere la vita in maniera diversa e che sia un monito anche per il resto dell’Italia. Il triste compito è affidato agli dei dell’Olimpo che, nonostante siano affezionati all’isola al punto da allontanarsi dalla loro sede per vivere lì, sono costretti ad accordarsi sul livello di inabissamento da infliggerle e sulle modalità con cui provocarlo.

La trama si incentra, in particolar modo, sulle vicende della famiglia Provvidenti. Rosa, mamma per antonomasia, dirige un negozio di calzature nel paesino di Petrascura. Il marito è completamente paralizzato a causa di una malattia e i suoi tre figli sono lontani per lavoro. Valeria, la più piccola, vive la sua condizione di precarietà facendo l’insegnante in una scuola materna di Caltanissetta. Luca, il più ribelle, aveva litigato con il padre ed era fuggito dalla Sicilia a diciotto anni, giurando di non farvi mai più ritorno. Antonia, la più sensibile, lavora come custode in un’emittente radiotelevisiva a Roma, RadioTeleOlimpia.

Un movimento di ribelli siciliani, rabbiosi nei confronti del governo, dei media e di chiunque fosse colpevole di avere un lavoro stabile, inizia ad avanzare in Sicilia per poi risalire pian piano nella penisola italiana, compiendo azioni distruttive e provocando diverse morti: si tratta degli Inabissati. Sono soprattutto loro a rendere l’intervento degli Dei più necessario e repentino che mai.

Attraverso le riflessioni di Rosa e di Antonia capiremo in che modo l’ondata di violenza, la crescente disperazione dei siciliani e la desolazione di paesi ormai vuoti possa colpire chi ha deciso di restare in Sicilia ad ogni costo e chi ha deciso di andarsene senza la prospettiva di farvi ritorno.

Diversi livelli narrativi si intrecciano e vanno a formare un’unica storia, vissuta attraverso più punti di vista. La tristezza degli dei, tanto ammaliati dalla bellezza dell’isola quanto indignati per il comportamento dei suoi abitanti, che non riescono a valorizzarla e non riescono ad imparare dai propri errori. Il senso di colpa di Antonia per essersi allontanata dalla Sicilia, per essere sfuggita alla sua povertà e la sua comprensione per le ragioni degli Inabissati. L’insofferenza di Luca verso la chiusura mentale del suo paese d’origine, che lo ha portato a voler rompere ogni schema per differenziarsi. L’apatia di Rosa, che vive la sua routine in maniera del tutto meccanica con l’unica, grande preoccupazione di sapere i suoi figli al sicuro e felici. La rabbia degli Inabissati, che aggrediscono tutti quelli che hanno ottenuto ciò che loro vorrebbero disperatamente e che vogliono distruggere lo stato, le università, i media per aver raccontato loro solo menzogne, per averli esclusi da quei mondi.

I paesi della Sicilia, dalla descrizione dei suoi abitanti e dei loro punti di vista, sembrano non aver mai raggiunto la modernità del resto dell’Italia, come se fossero rimasti indietro di anni ed anni. I genitori competono tra di loro per chi è riuscito a mandare i propri figli più lontano e per chi ha meno scandali da cercare di nascondere, si vantano quando i loro ragazzi parlano correttamente in italiano. La monotonia e la forza dell’abitudine regnano sovrani, si vive di pettegolezzi, di piccole e grandi preoccupazioni.

Il mondo della televisione è visto come una fabbrica di bugie, di ricchezza e privilegi immeritati, di personaggi finti e frivoli. I siciliani del romanzo non ne sono minimamente attratti, anzi, nutrono nei suoi confronti una profonda diffidenza.

Le parti più toccanti, quelle intense al punto da commuovere, la Colanton le dedica alle riflessioni sulla famiglia. Al rapporto difficile tra Luca e suo padre infermo, all’imbarazzo nel rivederlo inerme dopo averlo lasciato in maniera tanto brusca. Alla nostalgia di Luca nei confronti della madre e alla sua emozione nel rivederla. A Rosa e al suo cuore immenso di mamma, alle preoccupazioni verso i figli, che sono la sua ragione di vita. Quando il lettore capirà cosa la aspetta, proprio una volta che aveva deciso di sovvertire la sua immobilità, non potrà che essere pervaso da un’infinita tristezza, da un indescrivibile senso di compassione.

La sensibilità lascia presto il posto alla crudezza di altri episodi, dalla paura di morire, al fascino terrificante della natura quando scatena la sua potenza, al dolore dei colpi inflitti sul corpo, così forte da non poter piangere né urlare.

L’espediente fantasioso dell’intervento degli dei dell’Olimpo rende singolare il racconto e lo vivacizza.

Durante la narrazione ci si imbatte costantemente in termini ed espressioni siciliane, di solito facilmente comprensibili. I dialoghi sono colloquiali tra compaesani e, anche quando a parlare sono gli dei, spesso i discorsi sono riportati ad un livello informale, quasi a far capire fino a che punto anche un essere superiore possa sentirsi parte di una terra bella come la Sicilia. I flussi di pensiero si alternano alle parti più dinamiche, bilanciando la velocità della narrazione.

Il romanzo inizia narrando di tempi lenti, quasi fermi, per poi procedere in un crescendo di eventi e di emozioni struggenti e finire, nuovamente, con la calma, con un silenzio che emette un suono ancora più forte, perché in netto contrasto con quanto di terribile accaduto poco prima.

Una storia forte e delicata allo stesso momento, capace di lasciare al lettore un senso di stordimento e di forte commozione una volta arrivato alla fine.