“Il quadrato delle radici” di Marco Maggi

“Il quadrato delle radici” di Marco Maggi

Dialogando con Edoardo Olmi e con “Sono vivo” di Williams Busdraghi.

Gli incontri avvengono con due modalità diverse, una determinata e decisa dal quotidiano e legata all’elemento terra, che comprende il tempo lo spazio e l’oggetto, l’altra attraversa le combinazioni misteriose del caos, apparentemente casuali e si lega al cielo, all’elemento aria. Il caos ricostituisce un ordine eterico, su strade sospese lontanissime una dall’altra, dove è possibile l’incontro con situazioni e persone nei piani della creatività e della ricerca.

In questo caso l’atto creativo di cui si parla si chiama poesia, colei che viaggia nell’elemento aria, invisibile ma plasmabile nel presente. Un presente che diventa passato, futuro e viceversa. In questo luogo regna la memoria che non tiene conto del tempo, ne cita solo alcuni passi.

La memoria individuale è invisibile agli altri, ma è anche misteriosamente un patrimonio collettivo che viaggia, ha un peso incalcolabile che è possibile distribuire e condividere nelle emozioni. Per caso la poesia di Marco Maggi incontra quella di Williams Busdraghi. Hanno presentato insieme i loro libri – nell’ordine “Il quadrato delle radici” e “Sono vivo” – assieme ad Edoardo Olmi, anch’esso scrittore e poeta, che è riuscito a ricongiungere le trame sottili che collegano le due poetiche oltre che a farle incontrare, mantenendo solo una giusta distanza fra i due linguaggi. Il caso quindi nega sé stesso, quando la sintonia trova campo comune nella diversità.

Si tratta di due personalità quasi opposte per età, luogo di nascita e per il modo di gestire l’esistenza. S’incontrano in quegli aspetti che sfuggono dal quotidiano che si chiamano dettagli, a volte apparentemente insignificanti e minimi, ma che sono determinanti per capire, trattenere e indagare le proprie emozioni. Il gusto della memoria li accomuna. Entrambi affondano le proprie radici sull’elemento terra, ma in modo diverso. Marco Maggi trattiene il respiro nella sua malinconia sul filo di una specie di razionalità sentimentale. Anche se il suo sguardo affonda nella nebbia, che diviene metafora di un mostro bianco, che tutto ingoia. Non rinuncia in modo assoluto alle sue radici, quelle del luogo natio. Ne fa quadrato, ma non le ama; finge di amarle.

Le radici s’inoltrano in un terreno buio, trattengono i ricordi e l’appartenenza, gli confermano e concedono in parte di esistere. Ascoltando queste poesie si attende un lieto fine, un verso che inceda verso l’uscita. Invece arretra, sbatte in faccia una realtà che cerca di sopravvivere all’omologazione, all’assenza di poesia, e lui la riconduce alle radici.

Così anche ciò che incatena diventa bello e sopportabile, rispetto alla perdita d’identità. Dovendo viaggiare in posti lontanissimi, qualcosa lo attende: l’atmosfera di esistere ancora, la casa. Anche se ha lievi bagliori di intuizione, quando percepisce che ogni luogo che visita per lavoro, a volte somiglia al suo paese. A volte si lascia andare a sentimenti profondi e improvvisi. La ragazza orientale che viaggia con lui in tram (soggetto di una breve poesia) è coperta da un velo nero. Il suo è un viaggio breve, come la poesia che ne consegue, in cui lui si chiede per un momento, se quella sua compagna di viaggio, su cui si riflette, possa percepire il senso della luce nella sua esistenza, così lontana e simile al nostro modo di essere. Il buio riporta prima all’oblio, poi si chiede se tutta quella oscurità possa provenire dall’interno e non dall’esterno del nostro mondo.

Il viaggio si è preso il suo tempo, ma ha raggiunto felicemente in conclusione la sua Itaca dove “pregheremo la tempesta di rompere le parole”…una frase tratta dalla poesia breve e bellissima letta per ultima e che chiude “Il quadrato delle radici”.

Un’immagine che riporta alle catene da spezzare senza paura, come quelle del linguaggio, e quelle prodotte a volte dalle radici stesse, quando sono troppo profonde e legate al passato, in quel procedere verso l’attaccamento

limitando, secondo me, il volo verso il cielo.