«I provinciali» di David Manzoni

«I provinciali» di David Manzoni

Recensione di  «I provinciali», edito da Ensemble, primo romanzo di David Manzoni. 

«I provinciali» è il romanzo scritto dall’autore esordiente David Manzoni, originario di Genova ed educatore di professione. Il libro ha fatto il suo debutto come vincitore della seconda edizione del Concorso Letterario Linguaggi Neokulturali, dedicato a romanzi inediti.

Si tratta di un racconto dell’abitudine, della calma apparente, del pettegolezzo più bonario e di quello più maligno. Un piccolo paese lombardo fa da sfondo alla storia. Protagonisti sono i suoi abitanti, tutti legati ad un’etichetta, a determinati aneddoti che non gli si spiccicano di dosso e che contribuiscono a formare l’immagine che ognuno ha dell’altro.

Un anziano giardiniere di nome Giulio si improvvisa detective nel momento in cui viene a sapere degli strani comportamenti del parroco, don Lamberto. Tra una rima e l’altra (ama esprimersi così) confida i progressi delle sue indagini a Ricky, eletto come suo Watson, un ragazzo lentigginoso che lavora in una biblioteca in città e porta, in paese, la nomina di perdente, di “sfigato”.

Don Lamberto, invece, ha la nomea di non avere una vera devozione e di guardare le belle ragazze con una certa voluttuosità, ama bere qualcosa di forte di tanto in tanto ed è bravo a giocare a carte. Dice di investire in opere di solidarietà i soldi che vince.

A destare i sospetti dei due pseudo investigatori è la scoperta di una nicchia segreta in chiesa, nella quale il parroco nasconde evidentemente qualcosa di prezioso. L’evento rappresenta uno scossone soprattutto nella vita del giardiniere, che, già dubbioso riguardo l’integrità di don Lamberto, diventa ossessionato dalla vicenda.

L’altro filone della storia è legato alle vicissitudini di Lilia, una giovane e bella universitaria tornata nel piccolo borgo dopo tanto tempo passato a studiare in città. Il suo ritorno genera curiosità nei compaesani e soprattutto nel suo gruppo di amici, con i quali trascorre le giornate tra gite in barca e cene in pizzeria. Qualcosa però, una presenza misteriosa che agisce nell’ombra, genera in lei preoccupazione e paura.

In un tempo lento, in cui gli aneddoti del passato sono ancora vivi quasi a non voler affrontare alcun tipo di cambiamento, si intrecciano intrighi che vengono ingigantiti per contrastare l’abituale mancanza di novità. Su ogni piccolo accadimento si tessono altre storie, supposizioni, fantasie, ma l’apparenza resta del tutto invariata: «I turbamenti sono affari privati che non fanno clamore eccetto nelle chiacchiere di pianerottolo, o da una finestra all’altra; la superficie così resta placida e senza la minima onda».

Anche una volta risolti, i misteri sembrano dissolversi nel nulla, come se niente fosse mai successo. Ogni dissapore si perde nell’allegria di una festa di paese e nel trascorrere dei giorni.

Il giudizio lascia il tempo che trova, non è volto al rimprovero, non vi è perbenismo, ma puro chiacchiericcio. Ciò che resta è semplicemente l’accettazione delle persone per quello che sono, nel bene o nel male.

Vi è nell’intero racconto una spensieratezza di fondo, che si coglie nei discorsi tra amici, sentiti e risentiti, nelle prese in giro del giardiniere al parroco, nell’atmosfera felice della festa di paese. L’ironia e un pizzico di sarcasmo sono presenti lungo tutto il romanzo.

Il linguaggio è semplice e preciso. Manzoni riesce a giostrare bene concisione e completezza. I dialoghi sono quasi sempre colloquiali, rendendo al lettore ogni situazione familiare.

Nonostante l’iniziale lentezza del racconto, non sarà difficile adattarsi all’atmosfera creata dall’autore e lasciarsi coinvolgere dai pettegolezzi e dai piccoli misteri del borgo, sentendosene parte quasi come se fossimo accolti direttamente dagli abitanti di un qualunque paese, in cui l’ospite va sempre trattato con i guanti bianchi.