A proposito di «Oltre il porto delle nebbie» di Antonio Pitaro

A proposito di «Oltre il porto delle nebbie» di Antonio Pitaro

Recensione di «Oltre il porto delle nebbie» (Ensemble) di Antonio Pitaro.

Non volendo essere prolissa invito inizialmente a leggere attentamente la prefazione del figlio Gino, il quale ricalca le vicissitudini letterarie e di vita del padre, attraverso una grazia gentile ed amorevole – seppur priva di piaggerie – che solo chi conosce realmente il significato di una perdita, può descrivere.

Amore e Perdita sono dunque uno dei collanti di questa raccolta, dal sapore antico e al contempo moderno. Una lirica figlia in qualche modo dei grandi della letteratura italiana del passato ma al contempo moderna, immersa nei quesiti e nei dubbi esistenziali che la quotidianità pone.

Antonio Pitaro si ritrova a vivere dentro un’epoca dai sapori acri, probabilmente mai capito davvero da chi al tempo lo circondava: la paura nell’esprimersi attraverso flussi di coscienza lo spremeva fino all’osso, divorandone l’anima, ma più di questa, l’ispirazione. Essa, che per lui medesimo spariva e ricompariva. È la fonte di quell’energia che nel nostro vissuto distratto, sembra proprio mancare.

Se manca l’ispirazione, dati gli eccessivi e dissonanti stimoli a noi proposti, quanto può durare ancora il tempo della poesia? La poesia ci può salvare, può renderci meno schiavi di tutto, comprese le emozioni.

La poesia va letta sulla carta, sottolineata, riletta, cerchiata, annotata con più colori. Dovrebbe SEMPRE vivere in questo modo, come le emozioni di Antonio, questa sua rabbia che si sposa con dolori nascosti negli anni e decisi a sopravvivere, facendosi coscienti, marcati di colpe o più spesso discolpe. La dolcezza di Antonio nel giocare con le parole potrebbe pure assimilarsi alla difficoltà di essere compresi, di non essere visti, di non sentirsi mai e poi mai abbastanza considerati?

Concludendo, forse potremmo e dovremmo darci la possibilità di depurarci da ogni scoria, problema, dolore più intriso e quasi incancellabile, padroneggiando la mente anche quando vivere d’emozioni spesso sembra l’antitesi alla catarsi stessa.

Non serve nient’altro che AMORE per ammirare il porto, Oltre le nebbie.

Dalla silloge:

Il sole è una raggiera di coralli
sulla cerulea vastità marina
Palpita cheta, con rumor di sabbia
Rimescolata, l’onda e il duro scoglio
carezza lieve.
Sperduta, beccheggiante
sulla salmastra
lama che par d’acciaio,
una vela latina
bianchissima si gonfia al maestrale
e s’allontana
verso il tramonto
d’opalini raggi e chiazze rosse
arabescato.
Silenzio è intorno.
Solo l’arpa del mare
ancor più mesta
dice alla vela: addio
che, labile
una scia nell’onda azzurra
disseminando
s’annegò silente
nel turgore della vampa serotina.