Primo "Quaderno barbarico": poesie inedite di Flavia Carafone

Primo “Quaderno barbarico”: poesie inedite di Flavia Carafone

Il primo “quaderno barbarico” è dedicato alla poetessa Flavia Carafone.

Anfibiotico 

Sto, una rana minuscola fra le tue mani
e altamente rimbombo d’innamorarmi di dieci dita,
quando il rovescio dell’abnegazione è solo l’ultima maschera
della prima.
Oggi quasi smetto di andare alla coop,
e dico: ci sono stati plasmi peggiori.
È da un mese che ho smesso di piangere
per fare la rana, minuscola, particolare.

***

Noie 

Risparmiatemi le frustrazioni
di questo scorrere a caso
particelle su particelle su particelle,
di quegli occhi
che non ha mai indossato nessuno.
Mutilate il limbo dei silenzi delle parole per le parole!
Tutto quello che esiste sta sopra
e sotto.

***

Età 

Non torneranno più
quei momenti
quei quattro momenti.
E le tue lune non le vedrò mai.
Forse fugaci,
ma non saprò sostenerle.
La grevità di questo cielo grigio
pieno di sole-estasi-bellezza
vuoto di parole
vuoto di verità.

Avrei voluto saper essere.

E invece galleggiare su spiagge desertiche
con le lattine,
le lattine vuote a perdita d’occhio,
le discariche di tutto l’intentato,
le discariche di tutto il tempo che passa
inutile e sempre nudo
e io sempre,
sempre tuareg.
Quegli occhi di un attimo
valgono centomila sere
duecentomila bottiglie
e non esistono.

***

Ardono come fuochi 

Ci ha guardati dritti in faccia,
dentro i brusii delle teste,
allora si lanciava, disperso, nelle lotte di altri.
Si è nutrito di sconfitte.

Non sei stanco di te?
Fu la domanda che lo uccise.

Risorgere. Risorgere sempre.
Rinascere da tutto il sonno che ci perdona,
quotidiano, indulgente.
Un rinnovato inevitabile se stesso.
Sempre più ridicolo,
sempre più consapevole dell’abominio
e dell’estasi.

I suoi infiniti figli basaltici,
sdraiati nei dirupi, fra le pietre del mondo,
arroventano un’aria inerte
fino a romperla in bollicine,
minute membrane esterrefatte.
Luminosissime.
Istantanee.

***

Prima 

In mezzo alle altre radici
corrugavo quella degli occhi
e non potevo alzarli mai
al cielo
al vento
perché sempre un impedimento
sempre ritardi, contrattempi, scuse.
Ti ringrazio di questa altalena,
di queste pure raffiche in faccia

sulle gambe
sui piedi

dei nuovi veleni che ho conosciuto.

Perché ho accolto tutti i coralli,
le lune seriche e assenti,
la marea di trilli stellari.
Nel respiro, come un arazzo dei giorni,
il vecchio tempo, l’unico nemico aritmico.
Battimenti su battimenti,
pendoli infiniti,
oscillare sempre.

Bruciava tutto.
Ogni capello aveva una piccola fiamma personale.
Ogni passante sgranava gli occhi per lo spettacolo.
Il sipario è crollato con questo:
quello che accadrà è così meraviglioso
che il destino non riesce neppure a inventarlo senza morire.

***

Dopo 

In questo tempo immobile
sono stata l’amante di tutto
e sempre il tutto mi ha frantumato.
Allora ho lanciato in aria le carte e ho riso,
ho reciso tutti i rametti e ho pianto.
La loro lucida linfa bianca
non scorre più,
resta una mano essiccata
(nessuno l’avvolgeva mai)
le cui carezze sono spigoli,
basta non riceverli dritti in faccia.

Siamo i Distruttori di Mondi,
divinità isteriche dell’urgenza
e io, l’antipoeta,
scrivo di me più che di noi
onde di dilaniati, arresi e sfatti.
Le depressioni di questo deserto,
frugate dalla furia rossa del sole
nella stasi di ogni intimo detrito inutile,
mi dicono che l’empatia è stramazzata in un angolo,
ansante.
Apre e chiude la bocca come un pesce qualunque,
tradito da un amo qualunque.
I pesci non sembrano individui.

***

23 agosto, paesaggio 

Tra tutti i vasti spazi,
le risoluzioni
gli aneliti,
queste lunghe onde leggere,
leggere di lacerazioni e di vento.
Tra tutti i moti, le traiettorie complesse.
Tra le vastità enormi
le vastità solitarie e senza disegno,
restano chiuse tutte le porte e finestre
e adesso non so chi sia
o perché
il tuono sul tuono
il lago sulla terra.
Il nulla spezza il lamento disfatto di un rinnovato nulla.

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Flavia Carafone, classe 1994, studia Fisica all’Università Tor Vergata di Roma. Ha pubblicato la raccolta Variazioni sui miei basilischi all’interno di L’urlo barbarico (Le Mezzelane, 2017). Sue poesie sono apparse su YAWP: giornale di letterature e filosofie.