«Presente indicativo» di Nicolò Sorriga

«Presente indicativo» di Nicolò Sorriga

Recensione di «Presente indicativo» (Ensemble, 2017), nuova raccolta poetica di Nicolò Sorriga.

Torna alla scrittura, Nicolò Sorriga. Meglio, alla forma compiuta-libro dello scriver poesie. Lo fa con un’adultità, quella sì, novella. Figlia dell’esperire (è uomo di lettere fango), si percepisce, e foriera di un approccio al dolore (personale, altrui) finalmente non dolente.

È poetare saggio, maturo, che riverbera e si riverbera nella felicità delle scelte di parola e, forse soprattutto, nella struttura-ballata (Oscillazione, pp. 40-43; Termini. Uscita lato sinistro, pp. 53-55). Ostica che non stanca: lì sta il talento, lì il labor limae di una personalità quasi  compiuta (è del 1984).

Fluido col dipanarsi dell’esistente, tra passato (Roma / Milano, p. 48) e presente (Anche la nuvolaglia m’è appartenuta, pp. 8-10), Sorriga emoziona, e tocca se le inflessioni scritte hanno eco sonora nell’esperienza del suo timbro; anche però, ed è privilegio di chi è di già classico a se stesso, muove chi delle fonti, di sudore e lacrime, di rabbia o gioia, né sa né vuol sapere perché intuisce, leggendo, e si contenta.

C’è una quota di vero, in versi come mi addoloro per cose di poca importanza (Confusione, p. 8), che ha valenza di dogma. Per ciascuno sia, almeno un poco, umano (rubo spudorato al poeta un lacerto di verso; si fa trovare in Sparring partner, pp. 17-19). Verità che ripudia l’artifizio e ri-nobilita il preziosismo. Che non stona, qui; e son parecchi, i preziosismi, lessicali e sintattici, alcuni di neo-conio: Luoghi irrigati con spruzzi / schiaffati da una coda di balena (Sono stato in luoghi, componimento d’apertura, p. 7); il secondo, per significar dell’humus culturale e degli strumenti alla valigia cognitiva, è endecasillabo. E sono doni, i tanti preziosismi, di richiamo intanto alla memoria o consultazione furtiva ai repertori, proprio perché al servizio non di un ego in fioritura (sepolto, a suo tempo, a suo modo, nelle altre scritture e precedenti: è sconvolgente, il confronto cui invito) ma esteticamente funzionali  al sapore che si vuole condiviso di una capacità d’esistere tra cose ora orrende (Blues dell’attesa intensiva, p. 54), ora folli (Mi guarda dall’altro capo del vagone, p. 47,) ora serene (Fine della festa, pp. 56-57), con occhio orecchio e penna sempre a ciò che conta: l’uomo, il fanciullo, Dio.

Spesso, com’è a chi vive sentendo, in mesci-danza.