POESIA: 10 ARGOMENTI PER CONTINUARE A LEGGERLA (O PER RICOMINCIARE A FARLO)


Su di una reminiscenza diciamo “biblica”, mi appresto a lasciare, ad uso del lettore, un decalogo. Leggere poesia, perché? Dopotutto adesso c’è molto altro di cui occuparsi. Ecco, dopo quindici anni di coltivazione di questo genere, quali concetti ho estrapolato circa la prosecuzione nell’affrontare un libro in versi.

1- Ti fa nascere nuovamente.
Dispiace iniziare subito con voli pindarici, ma è proprio così; dopo una giornata in cui si sono sentite e lette le peggiori prose-italiano sgangherato ed epiteti irripetibili inclusi, si pensi al traffico delle 18:00-entrare in un “sancta sanctorum” di terzine ed endecasillabi è una vera manna ristoratrice.

2-Acuisce le tue percezioni(educazione estetica inclusa).
Che siano le rime del Poliziano o di Gaspara Stampa, i versi di Bukowski o le Elegie Duinesi di Rilke, quando passeggi nel giardino della Poesia cerchi di carpire ogni profumo, ogni fiore e ogni fruscìo che vi sia intorno. Una capacità d’osservazione lenta e metodica che altrimenti viene con facilità menomata.

3-Crea in te il senso della Maestà.
Qui bisogna intendersi: non si parla di andare in giro pavoneggiandosi. Piuttosto, come dice il Grande Poeta Recanatese:
“Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo;(…)”[1]
La maestà della fantasticheria o di una distorsione che non debba rispondere a nessuno fuorché a noi, esercitata però con un rispetto che difficilmente sarebbe possibile in altra sede.

4-Innesta in te il bisogno di andare a fondo nelle cose.
Dopo un po’ che frequenti Calliope, quando operi un’azione inizi a figurartela con chiarezza-non rimuginandovi ossessivamente, quanto conoscendola nei suoi aspetti principali, senza però mutilarne la bellezza e l’efficienza.

5-Ti mette a disagio.
Si, hai letto bene; sfido chiunque a leggere una raccolta come ad esempio “L’amaro Miele” di Gesualdo Bufalino [2] senza provare un senso di amarezza e disgusto per l’esistenza.  Perché farlo, dunque? Semplice ma non facile: vinta la ritrosia, maggiormente si arriva ad apprezzare non solo ciò che si ha, ma persino ciò che si fantastica di avere. Mi riferisco anche e soprattutto alle qualità e non necessariamente a beni materiali.

6-Ti fa provare un senso di profonda connessione con gli uomini.
Come sopra, bisogna prima vincere le ritrosie; in questo la Poesia con la pi maiuscola si pone come abile educatrice. Un maestro spirituale direbbe che insegna a cercare il divino nell’altro; un filosofo completerebbe dicendo soprattutto che crea il senso dell’alterità.

7-Ti perdona le contraddizioni.
Il senso di pace di chi-o cosa- comprende le contraddizioni e le tiene assieme tramite una struttura metrica è sicuramente ciò che ha spinto molti eclettici a spendere anni nel limare una strofa.

8-Non devi ricaricarla ed è a uso illimitato.
Ebbene sì; una tecnologia rivoluzionaria che garantisce un utilizzo perpetuo…sino ad esaurimento dell’appetito del lettore. Borges[3] disse, non ricordo in quale intervista, che prima di morire avrebbe gradito dare un’occhiata alla sua opera omnia. Egli sapeva che ritornando su di una poesia-se scritta da noi o da altri dipende dai casi- dopo quaranta o cinquanta anni è un’esperienza di indubbia potenza esistenziale.

9-Convince chiunque a conoscersi e lavorare su sé stesso.

Motti delfici a parte, avvicinandosi a capolavori “Forse un mattino andando” di Eugenio Montale o “Tu ripeti che io sono freddo, chiuso e arido” di Aleksandr Blok è difficile non iniziare un processo autoconoscitivo che ci può permettere di partecipare attivamente alla nostra vita e di essere appagati anche da cose che prima consideravamo irrilevanti o controproducenti. Senza contare il fatto che rinnova in noi il senso di impermanenza e scusate se di questi tempi è poco.

10-Rafforza il tuo spirito.
Tirando le somme , quando si legge Poesia si impara progressivamente ad affinare intuito, sensazione, capacità introspettiva, osservazione del mondo attorno a noi…Come dire ? Rafforziamo lo spirito. Troviamo cioè, per quel che io credo, nel ripetere ed esperire eventi e sentimenti altrui, una nostra centratura nel “coping” [4] particolare che ci accorgiamo di avere. Senza queste continue sollecitazioni, la nostra consapevolezza e quindi la nostra capacità di muoverci in accordo tra mondo esterno e qualità interiori connaturate al nostro essere sarebbe atrofizzata e inutilizzabile.

La mia speranza, inutile dirlo eppur piacevole, è quella di esser stato chiaro ed incisivo.
Adesso a voi, lettori . Scegliete pure il vostro piacere e principio….

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[1] – Conte Giacomo Leopardi(29 giugno 1798 -14 giugno 1837) intellettuale poliedrico e geniale, prevalentemente conosciuto per la sua Opera in versi. La poesia è “L’Infinito”, per chi non l’avesse riconosciuta.
[2]-Gesualdo Bufalino( 15 Novembre 1920-4 Giugno 1996) scrittore, aforista e poeta siciliano. La raccolta a cui mi riferisco è “L’amaro Miele” edito per i tipi Einaudi , Torino 1982, 1986,1996.
[3]-Jorge Luis Borges(24 agosto 1899-14 giugno 1986) Accademico e letterato argentino, la cui opera è stata e continua ad essere approfondita in tutto il mondo.
[4]-Coping: Dal verbo inglese to cope, fronteggiare. In psicoterapia e in studi di psicologia si intende per coping la capacità del soggetto di impiegare risorse,mezzi, atteggiamenti e cognizioni nel fronteggiare una situazione apparentemente insolubile e o problematica. Gli studi sul C. sono in continuo incremento e correlati ad altri ambiti della ricerca psicologica adesso gettonati(educazione emotiva, resilienza, esame di realtà-insight).