«I piani inferiori della luna» di Michele Manna

«I piani inferiori della luna» di Michele Manna

Recensione di «I piani inferiori della luna» (Ensemble, 2017) di Michele Manna.

«I piani inferiori della luna», opera d’esordio di un autore, Michele Manna, che è stata una vera “rivelazione” per la casa editrice Ensemble, è una raccolta di racconti sui generis, è poesia tramutata in racconto, non vi è una parola in tutto il libro che non sia estremamente importante e significativa. Ogni dettaglio, anche quello che potrebbe risultare insignificante per l’uomo distratto, perso nella sua quotidianità, diventa per Michele Manna degno di una strofa, di una narrazione. La poesia è celata in ogni cosa, in ogni pensiero: questo autore esordiente riesce a renderla così palese da far sì che leggendola iniziamo a chiederci se i nostri occhi fossero mai stati davvero aperti.

Lo troviamo spesso ad interrogarsi sul tempo passato, a chiedersi se questo possa in qualche modo tornare o se sia possibile viverlo nuovamente, in un ipotetico ciclo ripetitivo del tempo e semplicemente nella memoria.

Si parla anche di amore, lontano negli anni, perduto per un malinteso o per uno scherzo del destino, immaginato o fuggevole, ma non per questo non eterno.

La libertà invece la viviamo nella fuga di un gruppo di prigionieri che riesce nel suo tentativo di evasione, un’evasione lungamente sognata e desiderata, e progettata nei minimi dettagli. La viviamo anche nel coraggio di tuffarsi da uno scoglio forse troppo alto, in un coraggioso tentativo di volare, fosse anche l’ultima esperienza di vita. D’altronde “le scapole degli uomini, un tempo, furono ali”.

In questo libro si susseguono attimi spezzati, che ti lasciano a chiederti cosa sarebbe potuto essere. Paesaggi indefiniti e sospesi nel tempo. Personaggi fittizi, nei quali potremmo ritrovare noi stessi nelle diverse fasi della vita.

Michele Manna accoglie il lettore con un umile e delicato benvenuto tra le pagine della sua opera, spiegandogli il suo tentativo di trovare un tempo che sia eterno, di creare qualcosa che non possa andare perduto e nel quale gli uomini possano riconoscersi anche tra mille anni.

C’è profondità anche nei ringraziamenti con cui l’autore conclude il libro e che includono persone che non hanno minimamente idea di aver contribuito alla sua creazione.

Per ogni racconto Manna ci fornisce un aforisma e diverse poesie si intervallano tra una storia e l’altra. Si tratta di poesie che trattano temi tanto comuni quanto intensi. Ognuno potrebbe riconoscersi nei suoi versi e ricordare immediatamente le sensazioni che l’autore descrive. Lui aggiunge a tutto questo una ricerca raffinata di parole, un denso uso di allegorie che portano il lettore ad affrontare un viaggio che assume i toni di un’altra dimensione, scopriamo i vasti regni dell’immaginazione e del pensiero: sono questi, i piani inferiori della luna.

Ricorrono in tutto il libro i riferimenti a personaggi mitologici, come re Mida, Euridice e Orfeo, Venere e le sirene.

È un libro piccolo, che però non si lascia leggere velocemente. Necessita di tempo e calma: d’altronde, è un libro dedicato a “quelli che si fermano”.