"Il pensiero in fumo. Giordano Bruno e Pier Paolo Pasolini: gli eretici totali" di Guido Zingari

“Il pensiero in fumo. Giordano Bruno e Pier Paolo Pasolini: gli eretici totali” di Guido Zingari

Recensione di “Il pensiero in fumo. Giordano Bruno e Pier Paolo Pasolini: gli eretici totali” (Rogas, 2016) di Guido Zingari.

pif-primacover-696x1024È stato da poco ripubblicato un libro di cui si sentiva la mancanza, esaurito da anni e mai più riproposto era oggetto di ricerca e desiderio. Si tratta di Il pensiero in fumo Giordano Bruno e Pier Paolo Pasolini: gli eretici totali, l’autore è Guido Zingari; il curatore è Marco Caponera, allievo di Zingari e curatore dell’Archivio Guido Zingari.

Trattare di questo libro e di questo autore non consente il tradizionale e dovuto distacco, sarò costretto a prendere in prestito un metodo dell’antropologia e definirmi, o giustificarmi, come ‘osservatore partecipante’. Così profonde sono le tracce lasciate da questo testo e dal suo autore da costringermi a parlarne.

Il libro che si ripubblica nel 2016 era stato edito nel 1998 (Costa &Nolan), più o meno al centro di queste date (aprile 2009) c’è il terremoto dell’Aquila che causa la morte del professor Guido Zingari.

Uno dei pochi docenti e autori che hanno influenzato il pensiero e il lavoro di chi scrive è proprio il Professor Guido Zingari. Nell’anno accademico 1997/98 il corso di filosofia del linguaggio, tenuto da Zingari all’Università di Tor Vergata a Roma, si centrava proprio su Pier Paolo Pasolini e Giordano Bruno, i testi d’esame erano Lo spaccio della bestia trionfante del Nolano e Empirismo eretico del poeta di Casarsa. Per via del lavoro ho potuto seguire poco le lezioni ma ricordo la differenza sostanziale della docenza di Zingari, era più simile a uno scambio, un dialogo, tra studenti e professore.

Anche l’esame era sostanzialmente diverso. Avevo preparato bene tutte le argomentazioni su Bruno e Pasolini, in sede di esame parlammo solo di Pasolini andando oltre il programma, non si parlò mai di Empirismo eretico ma di tutto il resto; anche qui non si trattava del solito esame ma più che altro di un dialogo. Non ho più sostenuto un esame simile.

Di tutta l’opera di Zingari vorrei evidenziare un percorso che si manifesta in tre opere, da Il pensiero in fumo a L’ontologia del rifiuto fino all’ultima che è Destituzione della filosofia.

Nel pensiero in fumo l’analisi e la teoresi si concentra è sul concetto di eresia ed eretico, ne l’ontologia del rifiuto si ragiona sul poeta Pasolini e sul ruolo del rifiuto e del rifiutato, colui che dice no e/o colui che è un rifiuto della società; l’ultima opera Destituzioni di filosofia si concentra su Derrida ma è una critica all’accademia, al ruolo e alla funzione dell’università.

Se leggiamo tra le righe emerge un pensiero coerente nella sua evoluzione e quasi apodittico nella sua affermazione: è necessario fare ‘scelte’ originali e vere, correre il rischio di essere rifiutati per essere coscienza critica dall’interno del ‘sistema accademico’.

Nella preziosa postfazione di Marco Caponera leggiamo alcune notizie indispensabili a capire meglio il lavoro di Zingari:

«Zingari non è mai stato “professore” nel vero senso del termine: per l’università italiana era un “ricercatore confermato”, e ciò lo costringeva ogni anno a presentare l’elenco delle pubblicazioni per mantenere gli incarichi di docenza […] ogni anno […] era costretto a subire rimbrotti dal consiglio del corso di laurea che non li considerava lavori di ricerca filosofica, men che meno di ambito teoretico».

Il consiglio della facoltà di filosofia non considera opere teoretiche né lavori di ricerca filosofica un testo come il Pensiero in fumo, eppure la prosa di Zingari si compone di ‘materiali eterogenei’, dalla filosofia alla letteratura fino alla poesia, esattamente come la prosa di Giordano Bruno, ma ancor di più è in linea con gli aspetti più identificativi della filosofia italiana. Vediamo nello specifico in cosa consiste questo ‘specifico’.

In un saggio intitolato La differenza italiana, Remo Bodei afferma:

«La filosofia italiana è un filosofia della ragione impura […] così in Italia i filosofi più rappresentativi non si recintavano in campi limitati e non si dedicavano a questioni implicanti particolari sottigliezze logiche, metafisiche o teologiche, come accadeva in altre nazioni quali Inghilterra, Germania, Spagna e più tardi Stati Uniti […] la vocazione civile (o l’approccio pedagogico alla comunità nazionale) della filosofia italiana raramente si manifesta nella forma di frontale opposizione al potere ecclesiastico all’establishment politico. La grande eccezione a questa regola furono Giordano Bruno e Giulio Cesare Vanini, bruciati al rogo del Diciassettesimo secolo e Antonio Gramsci, che morì in prigione nel Ventesimo secolo».

Giordano Bruno afferma che: «La vera filosofia è musica, poesia o pittura; la vera pittura è poesia, musica, filosofia; la vera poesia o musica è sapienza divina e pittura», sono parole che si trovano nelle Opere Latine.

Nel corso degli ultimi decenni un grande contributo alla ricerca filosofica e stato recato dal Vocabulaire Europeen des Philosophies. Dictionnaire des Intraduisibles, realizzato sotto la direzione di Barbara Cassin (Editions du Seuil, 2004), costituisce un risultato rilevantissimo di questo approccio metodologico ai problemi della filosofia.

Remo Bodei e l’autore della voce che risponde a tale interrogativo: il titolo di questa voce è Lingua italiana: una filosofia, anche, per i non filosofi ( in Vocabulaire europèen des philosophies, sous ladirection de B. Cassin, Pairs 2004, pp. 625-643).

Secondo Bodei, l’aspetto specifico della filosofia italiana consiste nel suo rivolgersi non tanto (o non soltanto) ai colleghi e agli studenti, ma al pubblico molto più vasto dei non filosofi; sicché i filosofi italiani non hanno creato un metalinguaggio speculativo o altamente specializzato, ma hanno adoperato le parole comuni inserendole in una trama filosofica e caricandolo di un pathos che appartiene alla letteratura e alla musica più che alla logica e alla matematica.

L’operazione civile dei filosofi e della filosofia italiana è stata svolta portando una particolare attenzione, per usare le parole di Giordano Bruno, alla ‘mutazione’ e alla ‘delettazione’, cioè alla novità e al piacere, unendo i tre stili (basso, medio e alto proprio come nel testo il Candelaio), senza timore di usare anche il linguaggio volgare o osceno.

La ragione impura che Bodei assegna alla filosofia italiana è esattamente il modus operandi del ‘ricercato confermato’ Guido Zingari che, a differenza di quanto sostenuto dal consiglio di facoltà, rientra tout court e a pieno titolo in questi aspetti della filosofia italiana. È incredibile che un consiglio di facoltà non se ne sia accorto. Non crea un metalinguaggio comprensibile a pochi esperti, al contrario predilige la ricchezza delle potenzialità espressive che gli permettono di essere letto e compreso da molti.

Attraverso la filosofia e il teatro di Bruno, con l’ausilio della letteratura e la poesia di Pasolini, Zingari conduce un lungo ragionamento intorno ai vari aspetti dell’essere eretico, una vera e propria fenomenologia dell’eretico: non un’operazione storica alla Cantimori semmai è una sorta di “discorso indiretto libero” di Bruno e Pasolini filtrati da Zingari, un po’ come il lavoro fatto da Gilles Deleuze e da Alexandre Kojève.

Bisogna ringraziare l’editore Rogas, il curatore Marco Caponera e gli eredi di Guido Zingari per averci permesso di poter leggere ancora questo libretto dalla ‘ragione impura’, o meglio eretica.