MIRCEA ELIADE E LE (IM)PREVEDIBILI VIRTÙ DELLA LETTERATURA

Spunti a partire dall’opera di Mircea Eliade.

Ovvero: di come sia possibile riscoprire sentieri di silenzio e rinnovamento spirituale, passando nella Storia con occhi aperti e vigili.

Per chiunque , spinto da un sentire viscerale e inspiegabile, provi la necessità di portarsi oltre la soglia del nostro comune agire e pensare-ammesso che le due azioni appartengano a categorie differenti- vi è da percorrere un sentiero, dai più smarrito e dimenticato, ma tuttavia dalle tappe ben identificabili. La tradizione spirituale ed iniziatica, oltre che numerose corporazioni e sette su cui non mi pronuncio, annovera nella sua storia anche dei letterati di chiara fama.
Uno di questi, per non dire il capostipite, è certamente Mircea Eliade[1].

Mircea Eliade, conosciuto per la sua opera di storico delle religioni, è però meno noto come letterato. Questo è quantomeno curioso, dato che fu, all’inizio degli anni ottanta, addirittura in odore di Nobel. Ad ogni modo, cosa dovrebbe spingere una persona del ventunesimo secolo, uno di noi ad addentrarsi ad esempio tra le pagine de “La Foresta Proibita”? Forse l’andare verso il modus vivendi del protagonista, Stefan Viziru:
«Avevo letto proprio allora un libro sui santi. E ho capito che, dipingendo, vivevo anch’io come loro. Vivevo solo nel presente…un po’ più tardi, prima che Vadastra traslocasse vicino a me, ho scoperto anche un’altra cosa: che nella camera segreta, anche quando non dipingevo, vivevo in un altro modo che a casa o al ministero. Qualsiasi cosa facessi, la facevo in un modo diverso. Non so come spiegartelo, ma la il Tempo era in un altro modo, scorreva in un altro modo.(…)»[2]

Come sempre in questi casi, una risposta stringata non è sufficiente. Acclarato questo, andiamo a scoprire ciò che lo stesso Eliade asserisce nel libro-intervista “La prova del Labirinto”:
«[A proposito del libro “La foresta proibita”]…In questo romanzo che rispetta tutte le regole del romanzo “romanzesco”, quello del XIX secolo, insomma ho voluto camuffare un certo significato simbolico della condizione umana».[3]

E difatti, per chi deciderà di avventurarsi tra le pagine de “La foresta proibita” lo aspetta un clima di attesa, in cui non si è mai immersi totalmente nella vicenda. Ci si può immaginare piuttosto seduti attorno ad un fuoco, a ricordare di quella volta quando eravamo seduti attorno ad un fuoco. Tempo, coscienza e sacro si compongono come le tessere di un incantevole mosaico; non mancano certo le crepe , i morti, la rinomata “Storia fatta sul banco da macellaio”[4]; ma la testimonianza fende, proprio tramite un atteggiamento olistico eppure appassionato, le pieghe del tempo ordinario,procedendo verso le “origini”.

Una letteratura dunque, che non è sofisticato divertissement, o taccuino di autoanalisi per scaricare tensioni in eccesso; quanto un percorso di compimento dell’ Opera(opus magnus-sic!) e una testimonianza di ciò che anima il mondo attraverso gli occhi di chi lo osserva con insistenza. Incredibilmente, anche ne “La foresta proibita” l’intessersi di simboli e situazioni che apparentemente dovrebbero appesantire il testo, in verità lo nobilitano e lo rendono ancor più intrigante. Come diretta conseguenza, va riconosciuto a Mircea Eliade letterato anche una considerevole capacità tecnica di “gestire” le strutture della narrazione in modo elegante e sagace.

Isolamento e rinascita- Buoni romanzi? Libri scorrevoli, piacevoli? Questo è quanto? No, o almeno non solo. Il percorso che il lettore ideale dell’opera letteraria di Eliade compie attraversa la vita, sospeso in un flebile limbo tra Realtà ordinaria ed Extra-ordinaria;l’isolamento e la rinascita ,la capacità di vedere al contempo più aspetti della nostra esperienza , che spesso sono al di là del tipo di vita societaria che si profila ai nostri giorni(anche senza appellarci alla connotazione catastrofica della “Kali-Yuga”).

Quello che inoltre risulta dalle opere letterarie del grande studioso romeno, è un umanità fatta di aneliti irraggiungibili e magici, incamminata verso l’archetipo fondante della loro esistenza, col vento che gli batte contro, a volte mettendoli a dura prova. Le retoriche tronfie da accademia filosofica sono lasciate da parte, in favore di una speranza tutta umana, frammista a fervorini e
meschinità grandi e piccole. L’intimo turbamento dei vari personaggi è soprattutto legato al manifestarsi del Numinoso[5], tremendamente bello e implacabile. É dunque “Thaumazein” e principio della filosofia in quanto coscienza e autocoscienza. Un’apologia dell’intimità in quanto fonte di straordinarie conoscenze, a patto che la si interroghi con la necessaria curiosità.

Da qui riparte il cammino, nell’opera di Mircea Eliade: dal punto in cui il Sacro e il Profano si mescolano in amori, morti,incomprensioni e cadute; ma soprattutto, rivelazioni che attingono alle profondità che intimamente legano tutti noi esseri senzienti. Rivelazioni che per necessità autopoietica ed economica la grande Storia-e quelli che si prefiggono di impersonarla-dissimulano , manipolano o  più prosaicamente ignorano.

 


1-Mircea Eliade (Bucarest, 13 marzo 1907- Chicago, 22 aprile 1986) è stato una figura intellettuale di primo piano nel XX secolo. Studioso eccelso, conosceva otto lingue (scritte e parlate), era filosofo, antropologo, storico delle religioni. La sua carriera letteraria si svolgeva in parallelo alle sue ricerche da storico delle religioni, tanto che il suo amico E.M. Cioran, anch’egli filosofo, lo definì scherzosamente “lo sgobbone”. Per via delle sue simpatie politiche verso movimenti xenofobi e sciovinisti, fu incarcerato nel 1937. La sua “redenzione” -o meglio quella della sua opera- sarà sempre soggetta ad attacchi dovuti a detti trascorsi. Oggi il mondo letterario e accademico riconosce, nonostante tutto, la levatura eccelsa delle opere di M. Eliade, e la loro ricchezza di contenuti.
2-Mircea Eliade-La foresta proibita. Milano, Jaca Book, 1986.Edizione originale: 1955.
3- Mircea Eliade-La prova del labirinto. Intervista con C.H. Rocquet. Milano, Jaca Book, 1979.
4-Espressione mutuata da G.F.W. Hegel-Lezioni sulla filosofia della Storia.
5- Numinoso: Termine ideato dallo studioso di religioni R. Otto (1869-1937). Il N. si manifesta tramite alcuni punti fondamentali:

  • sentimento di inferiorità,
  • fascinazione e terrore (fascinans et tremendum),
  • mistero del «Totalmente altro» (ganz Andere)
  • rapimento mistico;
  • il sanctum ovvero la percezione del valore del numinoso,
  • un a priori nell’uomo che gli consente di comprendere il numinoso e quindi di averne esperienza. [Fonte: Wikipedia,  consultato il 07/11/2017]

Thauma: Sul significato di Thauma e Thaumazein ci sono dei bei documenti. Per partire è comunque sufficiente:

https://it.wikipedia.org/wiki/Filosofia#Il_bisogno_di_filosofare [consultato il 07/11/2017]