«Marrani. L'altro dell'altro» di Donatella Di Cesare

«Marrani. L’altro dell’altro» di Donatella Di Cesare

Recensione di «Marrani. L’altro dell’altro», Donatella Di Cesare (Einaudi, Torino 2018).

Apparso in libreria nel mese di aprile, il saggio di Donatella Di Cesare Marrani. L’altro dell’altro (Einaudi, pp. 113, euro 12), postula l’attualità del marranesimo. Non è un saggio storico, l’autrice è docente di filosofia teoretica (Sapienza, Roma) ed Ermeneutica filosofica (Scuola Normale Superiore, Pisa) anche se il riferimento di partenza, cui sono dedicati ampi capitoli, sono gli ebrei che si fecero battezzare per sottrarsi alle persecuzioni ed espulsioni in Spagna e Portogallo. Per l’ Italia la vicenda dei Marrani va riferita a due date: espulsione degli ebrei siciliani nel 1492 per editto dei sovrani di Spagna, Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, e conquista spagnola del Regno di Napoli nel 1505 che segna la fine delle locali comunità ebraiche. Quindi le storie ufficiali dei Marrani che citano solo Spagna e Portogallo misconoscono la storia dei Marrani in Italia dove, a fronte di un’assenza documentale, si è conservata memoria non documentale, cioè la memoria tramandata. 

In Italia come altrove i Marrani per secoli persero il contatto con le comunità ebraiche, conservando solo un segreto o semplicemente il segreto di un ricordo, scambiato per un ricordo familiare, un’osservanza ridottissima dello Shabbat con una luce accesa il venerdì sera. Il “segreto” infatti è alla base dell’enigma del Marrano (termine di etimologia indagata ma pur sempre ancora incerta) la cui vicenda a molti sembra un capitolo concluso della storia. E tuttavia non si tratterebbe di una questione conclusa e non solo in riferimento ai discendenti dei Marrani, che invece ci sono, ma perché i Marrani, con le parole dell’Autrice, hanno «inaugurato la modernità». I conversos rifiutarono il martirio, argomento per altri versi attuale, che storicamente ha rappresentato la scelta, per ebrei e cristiani, di restare nella fede. Piuttosto che il martirio i Marrani scelsero la fuga o l’esilio, quando  possibile, altrimenti scelsero la migrazione interna, di cui è tratto peculiare la clandestinità. Nel saggio è citato l’insegnamento di Maimonide sulle conversione forzate; di fronte al pericolo è bene convertirsi ma è auspicabile lasciare la terra dell’idolatria per tornare all’ebraismo. L’ importante quindi è tornare all’ebraismo. Ma ancora oggi al Marrano si muove l’accusa di non essersi immolato e si tralascia di indagare la scoperta di un sé interiore, la salvezza della vita cercando una soluzione di compromesso, attraverso la dissimulazione. La dualità è negativa sul piano morale? L’ebreo è stato sempre l’altro, il Marrano diventa l’altro dell’altro, vive la condizione del frammezzo, non viene accolto né accettato, vive il dramma dell’accoglienza, sperimenta i primi respingimenti.

E tuttavia il Marrano non è solo quello costretto al battesimo dal Tribunale dell’Inquisizione; ci sono state anche conversioni volontarie dovute alla lettura della storia ebraica in chiave cristiane come pure ci sono stati ebrei passati per l’Inquisizione e trucidati secondo le testimonianza storiche. Esiste una teologia marrana secondo l’Autrice che si incentra sul messianismo, sulla speranza di un cambiamento in cui il Marrano cerca una connessione tra ebraismo e cristianesimo. La strategia marrana, ovvero la capacità di pensiero autonomo e riformatore dall’interno (un capitolo importante è dedicato ai grandi santi riformatori di origine marrana) si contrappone agli integralismi e alle scissioni senza speranza, propone la resistenza nella vita contro il martirio. Quello cha la storia ha meno indagato è cosa sia accaduto ai Marrani che, entrati nel cristianesimo, abbiano scelto di cambiarlo. I santi di origine marrana a ben vedere sono tutti riformatori del cristianesimo come Teresa d’ Avila che propose un nuovo itinerario, il castello interiore, e una religiosità al femminile. 

Diversamente dai precoci Stati Nazione d’Europa, l’Italia è molto tarda in questo processo che ha permesso il marranesimo non solo della religione ma anche della ragione. Il marranesimo contiene la scoperta del sé, l’interiorità, la secolarizzazione e l’individualismo. Tra le grandi figure della ragione marrana vi è Barukh Spinoza di origine portoghese la cui famiglia aveva vissuto la persecuzione in patria e ad Amsterdam era tornata all’ebraismo. Le considerazioni dell’Autrice inducono il recensore a riesaminare in questo contesto l’opera dell’italiano Torquato Accetto e il suo tema Della dissimulazione onesta, un saggio morale del 1641 su conformismo e ipocrisia della società del suo tempo, e la risposta o reazione dell’uomo onesto.  Il breve trattato fu pubblicato a Napoli ai tempi della dominazione spagnola e rapidamente dimenticato ma, per la sua attualità, riscoperto da Benedetto Croce che lo fece rieditare nel 1928. Accetto vuole dimostrare che la dissimulazione, quando si identifica con la prudenza e non giunge alla menzogna, diventa nelle mani del saggio un’arma per difendersi dall’oppressione dei potenti. Il saggio quindi tratta della dialettica contrastante fra realtà e apparenza, mettendo in evidenza che il dissimulare non è dire il falso, bensì una virtù che ci permette di dimostrare meno cose di quello che dovremmo o vorremmo. Il contrario è il simulare: dire cose in più, allontanandosi dalla realtà. L’Autrice assume la vicenda dei Marrani a parametro interpretativo della modernità/contemporaneità per la loro scissione identitaria, perché esclusi dalle comunità di provenienza e accolti con diffidenza quali nuovi cristiani. Il marranesimo si considera erroneamente circoscritto, per l’Europa, alla penisola iberica mentre è acclarato il contributo dei Marrani in tutte le nuove terre scoperte. Una storia dei Marrani in Italia non è stata ancora adeguatamente affrontata perché il tema, sostiene l’Autrice, è difficile per la Chiesa e per l’Ebraismo. L’attualità del marranesimo, ovvero il ritrovamento delle radici marrane, starebbe determinando il risveglio ebraico dell’Italia meridionale dove  figura del Marrano è stata stigmatizzata; si è imposto lo stereotipo dell’ebreo che, sopravvissuto all’Inquisizione ed alle sue torture, ha finito per rinnegare. E invece, è la tesi dell’A., il Marrano è l’ebreo che ha resistito, che dissimula e vive nella dualità, non ha un’identità autentica, non preserva un sé integrale. L’ambiguità di cui lo si accusa è la sua forza; il Marrano è la prima figura storica a preannunciare con la sua esistenza, giudicata deviante, la condizione moderna.

«Quanti Marrani esistono ancora»? Più che una risposta Donatella Di Cesare propone una lettura della contemporaneità, riferita alla migrazione attuale ed al complesso processo identitario che determina, alle nuove scissioni del sé per esclusione e mancata accoglienza. L’Autrice si augura uno studio complessivo sui Marrani in Italia che a parere di chi scrive andrebbe ricondotto ai motivi della “dissimulazione onesta” e di ogni resistenza spirituale e intellettuale al potere ed alla violenza di cui i Marrani in Europa hanno indicato una modalità di applicarla.