Libero omaggio a Edna St. Vincent Millay

Libero omaggio a Edna St. Vincent Millay

Un  libero omaggio alla poetessa americana Edna St. Vincent Millay, composto di una traduzione di un suo sonetto e alcune note biografiche.

Sonnet XXX

Love is not all: it is not meat nor drink

Nor slumber nor a roof against the rain;

Nor yet a floating spar to men that sink

And rise and sink and rise and sink again;

Love can not fill the thickened lung with breath,

Nor clean the blood, nor set the fractured bone;

Yet many a man is making friends with death

Even as I speak, for lack of love alone.

It well may be that in a difficult hour,

Pinned down by pain and moaning for release,

Or nagged by want past resolution’s power,

I might be driven to sell your love for peace,

Or trade the memory of this night for food.

It well may be. I do not think I would.

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Sonetto XXX

L’amore non è tutto: non è carne o bibita,

Né un buon sonno né un tetto che ripari dalla pioggia;

Né tantomeno un galleggiante che affondi

E risalga e affondi e risalga e affondi ancora;

L’amore non può colmare il polmone ammalato col suo respiro,

Né pulire il sangue, né sanare le ossa fratturate;

Ancora molti uomini fanno amicizia con la morte,

nonostante io parli , sola per mancanza d’amore.

Potrebbe pur succedere che in un’ora difficile,

Intrappolata dal dolore e supplicando d’esser liberata,

O  perseguitata dalla forza dei miei vecchi desideri,

Potrei esser spinta a vendere il tuo amore per la pace,

O mercanteggiare la memoria di questa notte per del cibo.

Potrei ben farlo. Non penso che lo vorrei.

 

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Breve nota biografica

Edna St. Vincent Millay è ricordata come una delle personalità di spicco del mondo della poesia americana del Novecento. Nata alle soglie del secolo(1892) e percorsolo sino alla sua metà esatta(1950), visse un’infanzia modesta ma munifica di sogni e speranze. La “piccola Edna” viene cresciuta con due sorelle da una madre, Cora, appassionata di letteratura, che la inizia e la guida nel regno del possibile. Scopre in questi anni, tra gli altri, Shakespeare, Milton , Tennyson, George Eliot, Dickens, le sorelle Bronte. La sua adolescenza è fatta di relazioni, schiettezza e primi successi letterari. Appena adulta, s’imbarca nell’impresa di rappresentare, a sua detta, drammi sperimentali. Il  vero talento della St. Vincent Millay però non tarda ad emergere, e i suoi “Sonnets” (sonetti) vengono riconosciuti da molti eminenti critici, tra cui William Carlos Williams. Arriva addirittura a vincere il Premio Pulitzer per la poesia: dimostrandosi una delle voci letterarie più audaci e purtuttavia preparate del primo quarto di secolo americano. La sua vita si stabilizzerà-anche qui non senza molte note amare-a partire dal 1925, quando, col suo compagno Eugene Boissevain, sposato qualche anno prima  e in una relazione tutt’altro che convenzionale , acquisterà la proprietà “Steepletop”, una fattoria nei pressi di Austerlitz. Le arriveranno tuttavia prima del decesso altri importanti riconoscimenti, tra cui la Medaglia Robert Frost per la poesia nel 1943. Gli ultimi anni sono molto duri per la “America’s  Finest Poet”; ebbe un esaurimento nervoso nel 1944, ma ne venne fuori nel 1946 ; morto il marito nel 1949, piuttosto stoicamente decise di continuare l’attività di poetessa scrivendo un ultimo libro, prima dell’attacco di cuore sopravvenuto in quel fatidico 1950: la raccolta, “Mine the harvest” uscì postuma, nel 1954.

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Un accenno alla poetica

Secondo Silvio Raffo, curatore in Italia dell’opera della St. Vincent Millay, edita per Crocetti, la chiave di volta per comprendere ed addentrarsi nell’opera della poetessa americana, è necessario tener conto che “(…) Il romanticismo di Edna St. Vincent Millay è quasi sempre un’erma bifronte: una sorta di amabile bluff” e che “(…) anche l’amore è vissuto in questa prospettiva di disincanto, di spietata lucidità”. Questo certamente è un buon punto di partenza; osservando ulteriormente però possiamo fugare il dubbio sorto in noi sulla capacità della St. Vincent Millay di operare in accordo col proprio sentimento, anche quando esso sia intenso e fuorviante; in questa passione  troviamo tuttavia dei momenti in cui anche una donna intelligente e anticonformista come Edna assorbe quasi annettendo a sé stessa il mistero della sofferenza. Certamente niente a che vedere con la Passione con la p maiuscola,  – ma, nel suo palesarsi rapido e scomparire dinanzi agli occhi del lettore, se ne può intuire tutto il sotterraneo travaglio, analogo a quello di chiunque finisca per farsi carico del proprio dolore. Appunto per questo, quasi tautologicamente, si rinnova il suo anticonformismo; la poesia diviene, quasi per incanto, sapienza del vivere slegata dal laccio dei diktat sociali e sociologici. Cosa che, ad oggi, ci può ancora stupire per l’ardimento e la freschezza.