«L’epistole latine di Giordano Bruno», una traduzione di Guido Del Giudice.

«L’epistole latine di Giordano Bruno», una traduzione di Guido Del Giudice.

Articolo di Emiliano Ventura sull’ultima opera di traduzione di Guido Del Giudice, «L’epistole latine di Giordano Bruno» (Fondazione Mario Luzi Editore, Roma 2017).

È appena uscito un altro capitolo della personale relazione tra Giordano Bruno e Guido Del Giudice. L’opera di diffusione, traduzione e saggistica che da quasi due decenni Del Giudice dedica al Nolano ha i tratti della relazione intima, della relazione fondamentale “io-tu”, per dirla con Martin Buber.

In questo rapporto non si sa quanto l’uno debba all’altro, anche Giordano Bruno, infatti, deve parecchio, in chiarezza e diffusione, all’opera di uno dei suoi maggiori interpreti.

Conosco Del Giudice da anni, e da tempo lo sollecito a rieditare le sue prime opere sul Nolano, ormai fuori commercio e introvabili, lui categoricamente mi risponde sempre:

«Preferisco andare avanti, guardare avanti verso qualcosa di nuovo», sarà per il fatto che lui è un medico e un grande sportivo, ma dopo queste sue ripetute affermazioni ho pensato a una monoposta di Formula 1. Queste vetture, infatti, possono usare la retromarcia solo in particolari casi, a volte è anche stata proibita dai vari regolamenti; per cui la Formula 1 è uno sport senza nostalgia, guarda solo in avanti, così come il lavoro di Del Giudice è permeato di desiderio del nuovo. Per dirla con Luzi «non sia nostalgia ma desiderio».

È stato sempre Del Giudice a parlarmi e a farmi notare di quanto il web sia pieno di erroracci sul pensiero e la vita del Nolano: «Ormai è quasi inarrestabile, gli assegnano le frasi pronunciate da Volontè nel film di Montaldo».

Così, nonostante i miei suggerimenti di rifare il già fatto, ha deciso di tradurre le epistole proemiali delle varie opere in latino del Nolano, e di riprodurre graficamente il frontespizio originale. Un bellissimo lavoro sia come contenuto che come impatto visivo, così ricco di quelle immagini datate che stuzzicano l’entusiasmo dei collezionisti.

Il parallelo con una monoposto e con l’andare avanti non è azzardato, si pensi che Del Giudice ha ripercorso esattamente lo stesso cammino (“peregrinatio”) che Bruno ha fatto in Europa, (Francia, Inghilterra, Germania, Repubblica Ceca) toccando le stesse città (Parigi, Londra, Wittenberg, Praga, Venezia), facendo le stesse strade e osservando i luoghi che ha visto il Nolano stesso. C’è da scommettere che se avesse avuto la possibilità avrebbe voluto dormire nello stesso giaciglio, nella stessa brandina cisposa in cui dormiva Bruno. Questo lo ha portato a fare scoperte significative sulla vita e sull’opera del Nolano.

Sarà per il fatto che sono entrambi partenopei, e quindi e conterranei, che parlando con Del Giudice si ha la netta sensazione di ascoltare Giordano Bruno.

Lavorando al mio libro sul filosofo di Nola mi sono ritrovato spesso a immaginare un dialogo con lui, su vari aspetti di quanto andavo scrivendo, e mi sono sorpreso a riconoscere la voce di Del Giudice nel mio Bruno immaginario.

Ha ragione lui a voler andare avanti e presentarci questo suo ulteriore nuovo capitolo sul Nolano, anche questa volta, come in passato, è riuscito a stupirmi, a stupirci, con aspetti nuovi della musa nolana.

Leggere queste proemiali epistole è veramente come dare del tu al pensatore rinascimentale che ha aperto, in un certo modo, la strada a Galilei. Non vi stupite se leggendo questo libro vi salterà in mente una voce, e stupitevi ancora meno se quella voce avrà la musica del parlare di Guido Del Giudice.