Le "Rifrazioni" nella poesia colloquiale di Elio Pecora

Le “Rifrazioni” nella poesia colloquiale di Elio Pecora

Recensione di «Rifrazioni» (Mondadori, 2018), la nuova raccolta poetica di Elio Pecora.

Considerare la figura di Elio Pecora, l’ultima sua raccolta poetica “Rifrazioni” (pag. 156, Mondadori, Milano, 2018) significa in primo luogo occuparsi di una delle figure contemporanee più importanti del panorama letterario non solo italiano. Non è causale poi il titolo del libro, le “rifazioni” in fisica consistono in una variazione della velocità e della direzione di propagazione del raggio di luce, prefigurazione che in poesia esprime un mondo interiore popolato di amicizie e di affetti.

Elio Pecora, poeta sensibile, in “Rifrazioni” lo fa alla stessa maniera del suo più recente romanzo “Libro degli amici” edito da Neri Pozza di Milano nel 2017, cercando di delineare pochi tratti che servano a fermare un’esistenza, a dirci il valore di un rapporto, di una presenza.  Il poeta porta così nel suo canto e nei suoi affreschi personaggi della nostra letteratura, scomparsi ma ancora vivi nelle loro opere (Luciano Erba, Dario Bellezza, Elsa Morante, Aldo Palazzeschi, Amelia Rosselli, Alberto Moravia, Francesca Sanvitale, Sandro Penna, Elsa De Giorgi), ma anche le più semplici figure anonime della sua memoria familiare o della sua terra. E, c’è  ancora la sua riconoscenza a Juan Rodolfo Wilcock, il “maestro”, il critico che l’ha scoperto, quando giunto a Roma da Napoli, Elio lavora alla Libreria Bocca di Piazza di Spagna, crocevia di artisti, scrittori, intellettuali della borghesia romana.

Luci e ombre, gioia e dolore, sono queste le “rifrazioni” del cuore, della memoria reale, seppur frammentaria nel proprio percorso di vita. Difatti, nell’intreccio tra emozioni e pensiero il poeta non fa mistero sul suo desiderio di custodire il passato e lo fa proprio attraverso la  “memoria”, letta nel significato ciceroniano: “La memoria è tesoro e custode di tutte le cose”. Un “solo recinto il giardino/ dove il cuore e la mente si alleano”, citando un suo verso, e il giardino è quello della sua casa natale a Sant’Arsenio nel salernitano, il luogo dove riesce persino a sentire i suoni e i silenzi della sua ispirazione.

Elio Pecora in poesia, ha sempre avuto un’ispirazione costante nel tempo e mai tradita, coerente e fedele con i suoi sentimenti, con la sua storia personale,  sin dall’esordio del suo percorso poetico,  sin da quando nel 1970 pubblica con Cappelli di Bologna la raccolta  “La chiave di vetro”, rieditato nel 2016 per i suoi ottant’anni, con una nota di Roberto Deidier, da Empìria di Roma.

La poesia di Elio Pecora, è una poesia “colloquiale”, è questa la peculiarità
che fa emergere nei suoi versi il battito di un cuore che osserva, ricorda, conserva. D’altronde, per  Elio la poesia è “educazione ai (e dei) sentimenti”. Il suo racconto poetico fonda le radici sul vissuto dei membri della sua famiglia, suo padre, sua madre, suo fratello, le sue zie. Descrive gli abitanti del paese e gli amici di famiglia, con i loro valori, con le loro presenze, e anche con le loro assenze, chiusi nella sua mente, perché citando un altro suo verso “nessuno di loro è scampato all’abisso di morte”.  Ed è proprio nel momento della perdita che la parola si fa poesia  e dare il nome alle cose può farlo soltanto il poeta.

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ELIO PECORA è nato a Sant’Arsenio (Salerno) nel 1936, vive a Roma dal 1966. Ha pubblicato raccolte di poesie, racconti, romanzi, saggi critici, testi per il teatro, poesie per l’infanzia. Ha curato antologie di poesia contemporanea. Dirige la rivista internazionale “Poeti e Poesia”. Ha collaborato per la critica letteraria a vari quotidiani e riviste e al secondo e terzo programma RAI.