«La poesia luminosa ed emozionale di Giorgio Caproni»

«La poesia luminosa ed emozionale di Giorgio Caproni»

Articolo di Leone D’ambrosio sul poeta Giorgio Caproni, i cui «Versicoli quasi ecologici» sono stati scelti per la prima traccia degli esami di maturità 2017.

Per molti maturandi è stata una sorpresa (per colpa dei programmi scolastici), per altri un poeta di oggi immerso nella natura. Ma chi era Giorgio Caproni? I versi scelti dagli esperti ministeriali per la prima traccia agli esami di maturità 2017, «Versicoli quasi ecologici», sono tratti dalla raccolta «Res amissa» che uscì postuma nel ’91, l’anno dopo la morte di questo grande poeta del Novecento. Sì, Giorgio Caproni è un grande poeta. Come lo sono Montale, Quasimodo, De Libero, Gatto, Penna, Luzi e Pasolini di cui era amico. Ma Giorgio Caproni fu il primo nell’ambito della poesia italiana a capovolgere il binomio natura- uomo, ponendo proprio la natura protagonista; fondando molto la sua formazione sui versi di Eugenio Montale (anche se si collocherà fuori dalla lirica ermetica), esordendo tra l’altro nel ‘36 con la raccolta «Come un’allegoria». Ma soltanto due anni dopo, nel ‘38, con «Ballo a Fontanigorda», fa la sua prima comparsa la natura, attraverso il motivo del mare che lo accompagnerà in tutta la sua poesia.  L’amore che Caproni si portava dentro era anche la femminilità della natura che si indentificava nelle sue città (Livorno dov’era nato nel ’12; Genova a cui dedicò gran parte della sua produzione poetica sin da quando vi si era trasferito appena decenne nel ‘22, dopo la nascita della sorella Giulia; Roma dove insegnò sin dal ’39 in una scuola elementare e vi visse tutta la vita assieme alla moglie Rina).

Ricordo che ero giovane. Conobbi Giorgio Caproni la prima volta a casa della mia amica Natalia Ginzburg e poi dalla mia amica Maria Luisa Spaziani. In quelle due occasioni parlammo di poesia, di come poteva nascere un nuovo sillogismo in poesia o di com’era difficile rendere un sostantivo come bicicletta poetico. Insomma, capii subito la grandezza di questo poeta capace di esplorare gli abissi dell’essere umano, mentre i suoi versi nascevano quasi sempre da un confronto con il quotidiano, con il paesaggio naturale. Del resto per Caproni nel “linguaggio poetico non soltanto le parole non sono più natura ma nemmeno, come nel linguaggio logico, concetti”.

Ma tornando al tema della maturità. In tempi di cambiamenti climatici e di scontri sulle politiche ambientali, questi versi rivelano la loro attualità.  Senza dubbio alcuno, Caproni aveva usato questo titolo per la sua raccolta sapendo perfettamente il significato di “res amissa” che non è cosa perduta, ma il bene è la natura che una volta ci apparteneva e che noi abbiamo smarrito.  Possiamo dire che questa lirica è un’ode alla natura e un monito all’uomo. Il poeta invita a proteggere gli animali (dalla libellula al misterioso gagalone) e l’ambiente (il mare, il vento) perché, l’uomo è natura, e condanna chi trae profitto dalla sua distruzione, perché senza la mano distruttrice dell’uomo la natura tornerebbe a essere bella. D’altronde, la sua era una poesia luminosa, emozionale e Carlo Bo, uno dei suoi primi critici, lo definì il “poeta del sole, della luce e del mare”.