«Io non ho un sogno» di Fabio Bacile di Castiglione: tutta l'inquietudine di una generazione solitaria

«Io non ho un sogno» di Fabio Bacile di Castiglione: tutta l’inquietudine di una generazione solitaria

Recensione di «Io non ho un sogno» (Il seme bianco 2018) di Fabio Bacile di Castiglione.

Questo romanzo è strutturato praticamente in forma di dialogo: una lunga chiacchierata tra il protagonista, Diego, e la miriade di personaggi che affollano la sua vita.

Dopo le scuole superiori ce si fa? Università? Lavoro? Con chi ci si può confrontare per fare la scelta giusta? Ma se le persone che si incontrano, non sono in grado di ascoltare, non è meglio rimanere in un limbo?

Tutti, in questa epoca, devono avere una meta, un futuro raggiante pieno di soldi e onori. Ma Diego non ha né ambizioni né sogni. Lui vorrebbe solo essere lasciato in pace senza pressioni e aspettative.

“Se lo puoi sognare lo puoi fare” diceva Enzo Ferrari. Questa frase che ho letto e condiviso su Facebook mi ossessiona. Sì, mi ossessiona perché non ho sogni. Ho appena finito il liceo, ho preso la maturità con il massimo dei voti, ho superato i test di ammissione a tutte le più prestigiose università, ma solo per senso del dovere e per rispetto nei confronti dei miei genitori. Hanno investito tanto su di me. Ora però devo scegliere e non ho sogni. Tutti mi fanno i complimenti per i miei “brillanti successi”, poi mi chiedono: “Allora cosa farai da grande?” e io rispondo ostentando sicurezza: “Lo scoprirete!”. Lo dico con un’aria di mistero, ma in realtà l’unico segreto è che vorrei scoprirlo io!”

Ci sono anche le incomprensioni con i genitori, la mitizzazione del padre, la sua caduta e la ricerca di un’identità attraverso esperienze devastanti come droga, alcol e cattive compagnie che lo porteranno a perdersi e perdere tutti i punti di riferimento. La buona educazione, i valori vengono messi a dura prova. Diego dovrà distruggere ogni confine per accorgersi di quello che veramnete conta nella sua vita.

«Ho capito che la vita non è comprare e possedere, ma essere, donare e sorridere. Solo mi resta sempre in testa quella domanda. È un tarlo che mi divora: a cosa servo io? Perché sto al mondo? Divertirsi ci rende felici, ma perché? Perché? Siamo tante anime sole, solo l’amore può darci il desiderio che è vita. Senza Amore ci sentiamo caccole, esseri mai nati».

Si potrebbe parlare di un vero e propri romanzo di formazione moderno in cui Bacile, tramite il dialogo, mette a nudo l’incommunicabilità e l’incompresione tra le diverse anine del racconto. Bacile afferma che la scrittura non dovrebbe fornire risposte a questiti della vita ma insinuare ancora più dubbi in modo da poter offrire nuovi spunti ad una società in continua trasformazione.

“Io non ho un sogno”, Fabio Bacile di Castiglione, Il Seme Bianco, pp. 143, Euro 13,90

Emanuela Dei