Inediti di  Stefan Mocanu. Traduzione di Massimo Triolo

Inediti di Stefan Mocanu. Traduzione di Massimo Triolo

Alcuni inediti di Stefan Mocanu tradotti da Massimo Triolo.

Stefan Mocanu nasce il 30 gennaio 1967 a Ramnicu Sarat in Romania. Studia nell’istituto tecnico “Stefan Cel Mare” mostrando spiccate doti per le materie umanistiche, in particolare per la Storia e la Letteratura. Diventa membro onorario della Fondazione Asociatia Ziaristilor Romani (Associazione Giornalisti Rumeni) presso la quale compie per due anni l’apprendistato al giornalismo; nel contempo è segretario di redazione e membro fondatore della Società Culturale Doina, legata alla rivista culturale omonima. In particolare si occupa di articoli di carattere sociale, pezzi in prosa – nei quali emergono come modelli Pirandello e Kafka – e poesia. Viene a contatto di altri autori e giornalisti che si riuniscono in cenacoli in cui il fermento e il confronto sono liberi e aperti. La cosa in cui maggiormente brilla è proprio la poesia, tra i poeti che profondamente lo influenzano si ricorda Nichita Stanescu, Adrian Paunescu e Marin Sorescu e tra i più “classici”, George Bacovia, più spiccatamente introspettivo e malinconico. Pubblica nel maggio del 1991, la sua prima raccolta poetica “Il secolo delle allucinazioni” della quale cura l’edizione la stessa Società Culturale Doina.

Va precisato che prima degli Anni Novanta la reperibilità di testi fondamentali della Letteratura nazionale e internazionale è minima, le biblioteche e le librerie ridondano di scrittori cortigiani del regime, ruffiani elogiatori organici alla dittatura comunista e tutte le opere letterarie contestuali al blocco occidentale e al suo stile di vita vengono severamente censurate. (Sembra incredibile, ma in questa triste stagione, le sole volte in cui si può reperire e acquistare un testo di questo tipo, si è costretti a prendere almeno un certo numero di testi elogiativi del regime: una sorta di pacchetto obbligatorio).

Nella raccolta di Mocanu, che significativamente esce dopo il 1990 e al termine della stagione di Nicolae Ceausescu, appaiono da subito ariosi elementi simbolici di stampo surrealista: essenziali, aspri e astratti in cui la partitura e gli elementi tematici virano all’allucinazione. Intanto scrive incessantemente per la rivista facente capo all’Associazione Doina e anche per la Timp Liber, un’altra rivista letteraria nazionale di prestigio che purtroppo chiude i battenti nel 1996 per ragioni politiche e di sussistenza economica. Si trasferisce in Italia con la propria famiglia nel 2004 e ancora vi risiede.

Le poesie qui raccolte, tratte da “Il secolo delle allucinazioni” sono dieci, tradotte per la prima volta in italiano dallo scrittore e poeta Massimo Triolo.

Asta

Le pietre giacciono stese per la febbre
e si tamponano la fronte col fango.
Il sangue lava le gambe
prima di fare il proprio dovere.
I secondi disertano tornando indietro
e maledicendo il passato.
Davanti alle piramidi
non si vedono zerbini.
Spettatori addormentati sulla strada
spediscono applausi impacchettati.
Immagini arruolate
strisciano pancia a terra
tra l’erba che se ne sta a mani alzate.
Poi…
L’asta prosegue:
il quadro lo compro.

*

Ali di farfalle

Ali di farfalle,
scroscianti da un abito nuziale.
Selvatica carta mordente
un pirata monocolo
oppure la torre rugginosa.
In questa notte insapore
le parole si inginocchiano
presso il letto di morte
se un angelo nasce.

*

Avventure

L’estate eccede e frutta.
Colori sudano e cadono in gocce.
La carta si scopre
parlando nel sonno.
Dalla prima all’ultima,
le parole cadono
e s’infrangono.
Nel frattempo il mio corpo
brama altre avventure
che non terrene.

*

Dopo la pioggia

Falconi si smarriscono disorientati
tra montagne senza dita
come anni
di tempi privi di costrutto.
Sono fuggite le parentesi
e le corde del pianoforte restano spezzate.
Angeli che seguono la televisione
scrollando ruggine dalle ali
si nutrono di parole.
Nei soffitti stanno abbandonate clessidre
divoranti sante sabbie.
“Memento mori” …
continua nella lettura.

*

Lo specchio dell’amore

Tra le rive del cuore dimenandosi
il polso gettato sul lato sinistro
scarta i globuli e io
superstizioso
posso avere ben cinque mogli –
fino a quando non annego.
Mangiando le sillabe post-mortem
lo specchio dell’amore si è fatto opaco
nell’abbracciare l’ancora.

*

Le parole della luna

Scivolando sulle squame dello sguardo
e inventando dentro noi
nuovi umani sentimenti
la vita risulta il peccato.
La volontà sta impiccata
aspettando la parola che indecente trema.
Rilassandomi supino
le parole della luna
mi cariano il dente del giudizio.

*

L’anima in naufragio

Nel tuo polso i marinai autunnali
galleggianti sul catafalco che spoglia
un cuore in naufragio.
Al ritratto nel fondale dello specchio
chiedo:
“Lasciami il fienile per ricordo”.

*

Annuncio

Ci sono giorni da traslocare
a un indirizzo di ruggine incipiente.
Vendendo la mia razione di ossigeno
posso ancora vivere qualche poesia.

*

L’occhio pietrificato

Ferri di cavallo sfasciati
essudanti odori di battaglie.
Occhi e pietre
si nascondono
sillabando mute parole.
Questa erba è la plebe
dagli artigli verniciati
come la parete del mio sonno.
Occhio pietrificato accusa
un galoppo senza cavallo.

*

Sovra…

Smaniose, occhiute voglie
intingenti il becco
nella mia anima
come in una tagliola.
I giardinieri della regina
stanno curando le mosche evase
da una conserva,
le finestre fannullone
sorbendo cocktail
di ragni, farfalle e caleidoscopi.
Crepitanti dolori
negli zoccoli
galoppanti di remi tardivi
accoltellando il buio orbo.

*

Il secolo delle allucinazioni

Falso, dorme l’inchiostro nel calamaio,
come falsi urlano i cani fra i palazzi,
falsa canta l’orchestra:
danzate danzate!
Ormai se ne viene la fine del secolo,
sta cambiando il senso delle parole
e la traiettoria della crescita.
I tigli fioriscono di fiori d’asfalto,
le strade, paurose, si aprono.
Dalle crepe comincia a nascere,
organo dopo organo,
dente dopo dente,
il secolo delle allucinazioni.

*

Spazi cardiaci

Spedendo la pioggia indietro
con il timbro incollato sulla bocca
dello scolo precocemente accoltellato –
che timido si nasconde
oltre le porte della stagione –,
evaso fra le dita disgiunte
e a margine dei punti cardinali,
il padrone rilancia,
nei cabaret celesti,
su temporali antichi.

*

Superstizioni

Il quadro portato in grembo
da un pupazzo di neve
con la mano sulla croce.
Piangendo, le parole sante
scendono slittando
sul pietrisco di una vita insanguinata.
Un angelo chiede il rifugio
di un filo d’erba falciato di fresco.

°

Memoriali

Radici di carta intorno ai peccati bollenti,
con la zuppa del pranzo succhiamo,
aspettando le ninfe fuggenti in diafane vesti.
Ragni odoranti di erba verde
tessono in punta di dita memoriali d’unghie.
I poeti spaccando queste barbare notti
in lettere di ferro forgiato.