IL PANTANO DELL'ESISTENZIALISMO. UNA DISAMINA E UNA PROPOSTA

IL PANTANO DELL’ESISTENZIALISMO. UNA DISAMINA E UNA PROPOSTA

Una disamina sul ruolo della letteratura e della filosofia dell’Esistenzialismo nella costruzione della realtà intrapsichica…e una modesta proposta.

La mia età, ancora incapace di legittimare una sorta di autorevolezza-epperò già capace di legittimare la mia imputabilità-mi suggerisce che nel nugolo delle teorie filosofiche, la più vicina alla realtà dei fenomeni è ad oggi ancora l’Esistenzialismo.[1, 1b.]
Dalla pubblicazione de “L’Etré et le Neant” di Jean-Paul Sartre sono passati settantaquattro anni-mica pochi, per un testo de “l’evo contemporaneo”! Eppure, parrebbe che siamo ancora qui. Mentre tanti si dedicano a disputare con volitiva perizia circa gli usi del linguaggio-e purtroppo non parliamo di esperti come “linguisti”, “semiologi” et similia, l’uomo sfugge. La caratterizzazione rimane rilegata troppo spesso ad un’ottica psicoterapeutica e questo è a mio avviso orribile. Non solo dal punto di vista meramente estetico-un uso di generalizzazioni archetipiche infiacchisce la vis esclusiva del nostro Es e quindi delle nostre passioni- ma pure dal punto di vista etico, il processo di svuotamento isola e rende ignominiosamente fragili le persone. Perciò tirando le fila, siamo ancora allo Straniero Meursault? Siamo ancora a Roquentin, nauseato e disgustato da un’esistenza non già perturbante-ma addirittura annichilente? O è forse Sisifo il nostro patrono, incapaci di spostarsi dalla fatica dell’issare un masso-il solito masso- per una salita che consunta dai nostri passi ripetuti, si fa ogni giorno sempre più ripida? Fin qui c’è un po’ di smarrimento effettivamente. Nemmeno il rimando allo slogan della società liquida è convincente.  Piuttosto siamo nel sistema dell’uomo schizotimico: cioè di colui che separa le emozioni, le divide come i cioccolatini tra i bimbi-e forse in parti non sempre eque. La letteratura, la cattiva letteratura-spesso si profonde in insegnamenti forzati, in pillole che vanno assolutamente dispensate per essere curati da un “male” esistenziale quale il disincanto.

Questa è una grottesca assurdità. Ci siamo insomma allontanati dal fatto che in primissimo luogo la letteratura è una testimonianza. Non una documentazione, di competenza della storia e della filologia; no, proprio una testimonianza, perché prevede un testimone che gentilmente ci omaggia non solo dei suoi pensieri, ma anche della sua esperienza. Può dunque l’esperienza essere ridotta a criterio etico? La mia risposta è no, e non vi nascondo il perché. Nell’esperienza c’è tutto. C’è condivisione, partecipazione, e successivamente deduzione. Il sospetto che nasce da un giudizio morale-non un scrupolo bensì un giudizio-può far sorgere delle riserve nei confronti di una letteratura che si ponga come focus sull’esperienza; sembra una cosa che sfocia nell’autoreferenzialità, nel solipsismo, nel disimpegno, insomma nella totale apatia. A voler ben riflettere però, ci si accorge che non si può andare a dettar legge in casa d’altri senza aver messo in chiaro la propria, di legge. Accanto all’utopia della rivoluzione si accosta la tirannia; e proprio per questo un cammino solitario, per quanto impervio possa essere, sembra per il letterato non meno che per ogni uomo che eserciti un’arte-più che necessario.

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Solipsismo e Alterità- L’esistenzialismo prende le mosse-soprattutto circa il metodo d’indagine-più che dai pensatori nichilisti e irrazionalisti, dalla Fenomenologia, prassi filosofica rinnovata da Edmund Husserl( 1859-1938).[1c] Husserl aveva intuito la direzione che le scienze-e per scienza s’intendeva in primo luogo la filosofia-avrebbero preso di lì in avanti; perciò correva ai ripari affermando:

[…]La coscienza desta, la vita desta, è un vivere andando incontro, un vivere che dall’ “ora” va incontro al nuovo “ora”. […]  ( da “Lezioni per la fenomenologia della coscienza interna del tempo”)
e:

[…]Le idee, queste nuove e meravigliose formazioni di senso prodotte da singole persone[…] nascondono dentro di sé infinità intenzionali.” (da “Crisi e rinascita della cultura europea”.)

L’idea che l’essenza, la “fatticità” se si desidera, di una soggettivazione sia innegabile è un assunto sottinteso e trascurabile forse nella dottrina psicoanalitica, ma non in quella che noi definiamo “la nostra esistenza quotidiana”.Uno scrittore italiano che dimostrò d’aver intuito questo fu forse Carlo Emilio Gadda[2]; lo ipotizzo sulla base soprattutto di questi estratti :

“Il dirmi che una scarica di mitra è realtà mi va bene, certo; ma io chiedo al romanzo che dietro questi due ettogrammi di piombo ci sia una tensione tragica, una consecuzione operante, un mistero, forse le ragioni o le irragioni del fatto.”

(I viaggi, La morte,1958)

e ancora:

“Una difficilissima elaborazione e costruzione morale fatta di incredibili sforzi e autoinibizioni individuali e puri e leganti entusiasmi, darà una più perfetta socialità di quella in che siamo oggi immersi.” (Meditazione Milanese, 1928)

A questo punto un lettore stufo potrebbe asserire: ma cosa c’entra con l’esistenzialismo? C’entra, rispondo io. Il contatto non è in forma di categorie temporali o estetiche; quanto di “Eidos” e conseguente specificità; insomma, legami intertestuali e soprattutto inter-esistenziali che trascendono per un attimo la soglia del tempo. L’esercizio dell’arte ancora una volta legato a tematiche che non trascendono l’individuo come qualcosa di aleatorio, bensì ne manifestano aspetti del quotidiano elevandoli a questioni universali e oggetti di disputa. Penso soprattutto al simbolico uomo con la bombetta di Magritte, ad esempio, ma questa è una mia divagazione.

Insomma, andare oltre l’esistenzialismo? Forse, mediante un neotrascendentalismo laico, che guardi alla vita con stupore ma anche con acume -si ricordi cos’è lo “stupor” in psichiatria- e che rinnovi il contratto dell’essere umano con la ricerca di una bellezza stupefacente e formativa. Mentre però questo non si forma, si ricordi la lezione-è il caso di dirlo- di vita impartitaci da un gruppo di uomini “persuasi” che avevano lasciato cadere gli “ornamenti dell’oscurità”.[3]

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[1]- L’esistenzialismo è una corrente filosofica nata nel Novecento, sviluppatasi sulla base però di alcuni liberi pensatori
ottocenteschi come F.M. Dostojevskij, F.Nietzsche, S. Kierkegaard e A. Schopenhauer. Alcuni artisti e pensatori del
milieu esistenzialista sono riconosciuti nelle figure di J.P.Sartre, S. De Beauvoir, A. Camus, Karl Jaspers, M. Heidegger,
N. Berdjaev, N. Abbagnano.

(La portata del pensiero esistenzialista ha una consistente influenza, perciò cito i“capisaldi”).


[1b.]- “Esistenzialismo: indirizzo filosofico contemporaneo che assume a proprio tema specifico l’esistenza come modo
di essere caratteristico dell’uomo e la rivendica contro ogni riduzione dell’esistente a «cosa».[…]e contro ogni inclusione del singolo in schemi di filosofie totalizzanti[…].( Enciclopedia di Filosofia. Garzanti 2004, a cura di Gianni Vattimo e Gaetano Chiaruzzi).


[1c.]-“Edmund Husserl(Prossnitz,Moravia 1859-Friburgo, Brisgovia 1938)filosofo tedesco. (Ibidem, voci “Husserl, E.”
e “fenomenologica, scuola”.)


[2] Carlo Emilio Gadda—–Per scoprire Gadda, per creare in sé stessi una curiosità verso l’uomo e lo scrittore, prima
delle sue opere suggerisco soprattutto: A.Arbasino-L’ingegnere in blu. Milano, Adelphi, 2008 e “Carlo Emilio Gadda-Per favore, mi lasci nell’ombra. Interviste 1950-1972”, sempre per Adelphi.


[3]-Questo tipo di espressione, tutt’altro che poetica o aleatoria, è mutuata dal genio febbrile di Carlo
Michelstaedter(1887-1910) e dal filo conduttore della sua splendida opera, “La persuasione e la Rettorica”. Da
ricordare, come controcanto complementare e legato alla dottrina esposta, che il giovane filosofo si tolse la vita poco
prima di discutere detta tesi. Carlo Michaelstaedter-La persuasione e la Rettorica. Milano, Adelphi, 1982 e seguenti.

Immagine: René Magritte, Golconde. 1953, Olio su tela.   Manil Gallery ,  Houston, Texas.