«Il mistero del codice veronese» di Teresa Ceccacci

«Il mistero del codice veronese» di Teresa Ceccacci

Recensione di «Il mistero del codice veronese» di Teresa Ceccacci (Alpes).

Cinque righe in una lingua a metà tra l’italiano e il latino, ritenute fondamentali  nello studio delle origini della lingua italiana; questo è l’“Indovinello Veronese”, forse il più antico testo volgare italiano. 

Se pareba boves
alba pratalia araba
albo versorio teneba
negro semen seminaba
Gratias tibi agimus omnipotens sempiterne deus.

Scrive Elena Sizana nell recensione apparsa su:
http://www.criticaletteraria.org/2016/11/criticanera-il-mistero-del-codice.html

“Le poche righe (due, sul foglio del manoscritto) sono state notate da Luigi Schiapparelli per la prima volta nel 1924, sul recto della pagina 3 del codice LXXXIX, conservato alla Biblioteca Capitolare di Verona. La storia del manoscritto però è più lunga e complessa.  Si tratta di un orazionale, un testo liturgico, di origine spagnola, redatto in una città della Spagna all’epoca (siamo attorno all’inizio del VII secolo) sotto dominio arabo. Dopo la Spagna il codice viaggiò in diverse città italiane (Cagliari e Pisa come attestano le annotazioni) per giungere infine a Verona, dove un copista ad oggi ignoto, aggiunse queste misteriose righe. Perché misteriose? Poiché fin dal suo ritrovamento molti studiosi hanno tentato di dare una spiegazione e una risposta alle varie domande che il manufatto suscitava. Chi lo scrisse? A cosa fa riferimento? Che lingua è? Fu una brillante laureanda, Liana Calza, a dare l’idea per una prima e valida interpretazione: il testo è un indovinello, dove l’azione della aratura dei campi è una metafora dell’azione della scrittura. I buoi sono considerati le dita delle mani, l’albo versorio la penna d’oca e il negro semen le lettere nere lasciate sul foglio bianco.”

Teresa Ceccacci, autrice de: “l mistero del codice veronese, laureata in Lettere e archeologa formula una interpretazione diversa; sempre di enigma si tratterebbe  ma ”correlato alle teorie sulla creazione dell’Universo, che ha a che fare con la musica, il suono e l’armonia” ( ancora Elena Sizana) “Se non fosse stato un ingenuo copista ad averle scritte, ma qualcuno con una cultura più ampia e non del tutto canonica? Queste le timide ipotesi dell’autrice, che ha il merito di far emergere le dicotomie che suscita l’Indovinello e una strada alternativa ma senza alcuna presunzione, un’ipotesi di lavoro ancora aperta. (…) “

Il romanzo è ambientato nella Verona del IX secolo; i personaggi sono in parte di finzione, in parte storici. Il  personaggio storico principale è l’arcidiacono Pacifico ricordato ancora oggi in quasi tutte le chiese veronesi.

L’editrice romana Alpes nella collana di narrativa La luna e il tasso, che include questo volume, ripete il titolo di una poesia del 1961 della poetessa americana Sylvia Plath.  “Il tasso indica l’alto. Ha una forma gotica. Gli occhi lo seguono e trovano la luna” recita il verso completo.  

Questo è anche Il mistero del codice veronese, “vero storico e verosimile letterario”, mistero e disvelamento, alto e basso; lo sguardo indaga ma è l’anima che consente di vedere. Un prologo, 12 capitoli e un’appendice; una storia esplicita e molte sottese, un incipit, ma non è l’inizio della storia, nella Spagna del XII secolo e un explicit ma non è  la conclusione, nel nuovo millennio, nel mezzo Verona, minor Hierusalem. Accompagnano il disvelamento inni di patrologia latina, versetti dal vangelo di Luca e dai libri di Isaia, di Giobbe…

Nel codice custodito nella Biblioteca Capitolare di Verona, sta dunque scritto l’indovinello che segnerebbe la nascita di una lingua romanza: Se pareba boves/alba pratalia araba/albo versorio teneba/negro semen seminaba/ Gratias tibi agimus omnipotens sempiterne deus.

L’Autrice si chiede piuttosto il senso della frase che viene dopo, scritta con altro inchiostro, nel codice mozarabico: “In Domino laudabimus, toda die et in nocte” e affida un ragionevole dubbio ai lettori.

Superata l’allegoria agreste di campi bianchi e semenza nera, l’Autrice giunge,con progressione logica, a vedere la luna tra le fronde intricate del tasso, intuisce calcoli matematici, astronomici, la costruzione matematica che si trasforma in musica, in armonia mundi, arcano sapere sonico, musica delle sfere celesti che oggi gli scienziati tentano di catturare con altre strumentazioni.  La musica delle sfere, la musica universale è un antico concetto filosofico che considera l’universo come un enorme sistema di proporzioni numeriche. I movimenti dei corpi celesti (Sole, Luna e pianeti) producono una sorta di musica non udibile dall’orecchio umano ma consistente in concetti armonico-matematici. L’Autrice spiega come la musica abbia forme diverse dal suono, lo scorrere del tempo viene annunciato da secoli nella pietra dei chiostri; nelle serie di capitelli e colonne.

Il lettore, se apre gli occhi, potrà accogliere il messaggio del mastro architetto delle opere sacre, per conoscere le note di pietra del disegno celestiale; il suono delle 72 colonne dove hanno corrispondenza le stagioni e gli equinozi, il pavone, il toro, il leone, i punti cardinali, gli astri cantori: Orsa maggiore e Stella polare. «Quando la rota, che Tu sempiterni desiderato, a sé mi fece atteso, con l’armonia che temperi e discerni, parvemi tanto, allor, del cielo acceso de la fiamma del sol, che pioggia o fiume lago non fece mai tanto disteso. » (Dante, Paradiso, I, 76-81)

Quando la storia ricostruita e disvelata dall’archeologa diventa tempo presente il lettore incontra la protagonista, la nobile Giuditta, la longobarda del sangue di Ermengarda, l’intellettuale costretta al camuffamento perché a corpo di una donna fosse consentito coltivare il sapere. La sua vicenda simbolica, trasfigurata in altre figure femminili, si rintraccia in un chiostro benedettino dove il lettore dovrà recarsi per partecipare al dialogo dell’ultimo capitolo del libro e condividere la ricerca di senso.  Tutto ha corrispondenza, la ricerca della pace interiore, in unione con Dio e in armonia con il creato, torna nelle parole di Papa Benedetto; torniamo alla musica come preghiera, all’esicasmo, per collaborare con il grande Maestro nell’eseguire il suo splendido capolavoro. Terminata la lettura del libro ho cercato la musica  https://www.youtube.com/watch?v=JvNQLJ1_HQ0 ma il canone di Pachelbel con le sue regole preziose di ritmo matematico  non vale a sciogliere il ragionevole dubbio che è bene rimanga.