"Fondamenta per lo specchio" di Francesca Dono

“Fondamenta per lo specchio” di Francesca Dono

Nota di lettura di Davide Rondoni e un Appunto critico di Giorgio Linguaglossa sulla raccolta poetica “Fondamenta per lo specchio” (Progetto Cultura, 2017) di Francesca Dono.

Nota di lettura di Davide Rondoni

È stare nel continuo cortocircuito. Questo movimenta e schianta la tua poesia. Che meraviglia per acquisizione continua e per “messa in scena” ovvero per il  furioso, sperduto, dolcissimo desiderio che vi sia una “scena” su cui stanno tutti gli elementi – dal  membro eretto di un amante alle pantofole ai catini dietro le tende di Pilato.

È il cortocircuito della visione. Questo mi convince.  E credo che chi non lo capisce si perda come mosca nell’aceto del tuo libro.

Questo a mio avviso anche il senso della non-oscena prima parte: nulla fuori dalla scena.

Solo che la scena dei poeti (e dei bambini e dei santi) non è la scena che vedono tutti. O meglio è la stessa, ma già con dei tagli, dei cambi di luci come se si fosse spostato lievemente un faro, un tendaggio crollato. Dove si vede l’altra scena.

Lo specchio in cui si conosce, diceva Paolo di Tarso. Credo sia questo il tuo specchio, non quello della vanità della poetessa che si esibisce.

Mi piace il modo con cui tagli il fiato. Con cui quasi obblighi le parole a cercare spietatamente la propria non-retorica. Per questo il passaggio inevitabile dall’erotico. Che potrebbe essere di questi tempi – invece che linguaggio, come sapevano Agostino e i greci – la ultima maschera della retorica, e tu arrivi e gliela togli. Rischiando infinitamente.  E avviene questo in tutti i testi. Il cortocircuito che ti abita nel segreto diventa scarto nel testo, spostamento continuo. Come una marionetta impazzita, direbbe chi non vede i fili d’oro che muovono.

A me i poeti che non rischiano non piacciono. Quelli che stanno nei limiti della poesia. Che è merda, diceva Rimbaud. Se non diventa della stessa materia e incurabilità della vita. Sono cresciuto con Luzi e Testori. Due estremisti diversi. Sereni mi annoia. I bravi mi annoiano. Se apri il mio ultimo libro (La natura del bastardo di Mondadori) trovi “poesie sbagliate”.

Qui ho segnato molte belle poesie. Fossi stato il tuo editore ti avrei obbligato a sputare via qualche poesia in più dalla bocca del libro. Ma non importa.  Mi rimangono tante cose, come quei capelli rossi dell’invalido…

Appunto critico di Giorgio Linguaglossa

Nella poesia di Francesca Dono è in atto il motore della contraddizione, l’antinomia viene esposta per quella che è: un procedere adialettico che è la contraddizione in atto nel suo dispiegarsi, contraddizione che richiede un registro segmentato, frastagliato, scomposto, dis-connesso. Il territorio del discorso poetico della Dono rivela il dis-conoscimento reciproco dei personaggi in azione, un territorio fitto di diseroicità e di estraneità; in particolare, la sezione delle poesie erotiche ha una forza d’urto notevolissima per la libertà del linguaggio e per l’ampiezza dell’antiepica dispiegata qual è diventata la «vita» nel nostro mondo occidentale; con le parole di Adorno tratte da Minima moralia: «Quella che un tempo chiamavano vita, si è ridotta alla sfera del privato […] Lo sguardo aperto sulla vita è trapassato nell’ideologia, che nasconde il fatto che non c’è più vita alcuna…».

Poesie da Fondamenta per lo specchio

– il baby-doll –

il baby-doll crepitante

La luna – vampiro con le spire intorno agli uccelli

         Entriamo dal bagno strisciando verso la finestra

                    Non  un nervo elettrico

Ti chiedi se più avanti ci sarà qualcuno

                             A sinistra un tizio prende a calci la rete metallica

il vetro blindato nell’erba senza fiori

              Segretamente un albero – anaconda

A una certa distanza dalla strada le amache-bambine ricoperte di liane

                  La luce era svanita.

*

pro____ tempore

                    l’interruttore nella camera scavata. Agosto senza luce.                                          Mi sconvolse la nomina delle cose in ogni fuga funesta. Uno alla volta gli angeli-drago.                    Gusci sulla groppa.        Aveva odore di fritto la tozza cassapanca della mia famiglia.                                    Quella mattina a mezz’asta il khimar. Einstein sottosopra.                     – Le anarede nascono – pensai.                                         Uno scaldabagno dentro la mattonella-turchia. Ore 19,00.               Cristo all’anulare. Io scrivo.                              Lui e lo spaventapasseri al bancone della farmacia. Strani geloni                          Lunghi neon feudali. Sfiorisco,

*

– autunno –

…ma sempre umide le nubi.                   Nell’ombra una donna col cammeo inciso. Foglie inospitali sotto l’ascella di un albero.                     Ha un pennello che cola l’imbianchino sopravvissuto. Logoro il motore in fondo alla pallida lamina.

È autunno? Chiede un nottambulo che nessuno più vede.

                                 Saffo soffia sulla luna indurita.

Il mio corvo è un’ala di cavo sulla palizzata.

Gettato l’alfabeto.

                          Una bocca estinta.

*

– la bicicletta –

la bicicletta sotto un sole basso. Qualche soffio di vento. Strati di polvere a seconda dei giri. Strappi nel momento. Scorro dentro quel telaio quando si solleva o si appiattisce. È la pancia della strada. Lavoro patetico dell’unto e tra una gomma e l’altra. Ore dodici. Un gatto s’infila dietro le transenne del cantiere. Il miagolio della fame che non riposa. C’è una curva. La bicicletta barcolla col freno austero. Poi l’ultimo fanale.

– il mio amante –

il mio amante è un angelo rosso non ancora finito. Di ghiaia i biscotti sparsi a terra. Ci fermarono in fondo alle gallerie. Carmi monolitici e casupole di riso per il lato del fiume. Ma il fiume trascinava contrabbandieri-sovrani al nostro cervello. – Inventiamo l’immondo – dice la donna col binocolo sulle ninfalidi prima della schiusa. Varco una scatola illividita. Il professore del silenzio nell’afa. Natale nel refettorio dei frati. – Jingle Bells_cantano i bambini del parco – Tra le pagine di napalm l’ultimo fiore di seta. Avete visto i calzari di Siddharta? Chiedo ad un’ombra azzurrognola. Tutte le cose del mercato nero. La tua faccia ride. Luminosa una candela. Michelangelo opera con grandi marmi. -Ti chiedo: quale falena per il ricovero del carcinoma -? Due monete nella borsa.

 

– né parola né tuono –

lo era dal vestito sfiorito. Camminava scomodamente verso il Maine. La dinamite era già a nord delle case.

Ha passato settanta vigilie di Natale. Lui_ un giovane maschio. L’assillo ci portava la ruggine invisibile. Nuvole notturne nell’acqua sporca. Dozzine di femmine con granate di quarzo. – Prendi e dormi. Dice l’inchino della nave -. In cinque nell’oscura saletta. Una saletta agghindata da larghi sorrisi. Scrollo le spalle. Hanno fatto un pupazzo di pezza. Mi salderei tutta e intera nel corpo dei ditteri senza ali. Il sole dietro la coperta. Pallido l’ossicino. Né parola né tuono. Rigurgita il mio intestino. Carote in vendita dall’ortolano. Un campanello.

– iniziale –

iniziale al tuo silo sottile reco una fumida pagina. Prima di un giorno il mio occhio. Temporanea quest’ora nell’anima eterna. La tua porta non ha riparo. Schiude e chiude ogni parte quando ancora non esiste. Vi lascio decapitare i torsoli dell’ultima mimetica. Ha elogio l’Aleph per la razza che non vuole morire. Ti bacio come un dio-soglia. Un altro sapore vivo potrebbe sgorgare. Il papiro.

– flash1 –

…mi passò sulle scarpe l’uomo col cappuccio. Stava per cedere. – Che ora è? Chiedo ai ragazzi dalle giacche – vitello -. Il fischio del treno. Lui con la valigia strapiena e gli scossoni. Veloce la campagna. Vuole? La signora-grembo nel braccio teso. Appena un drink da asporto. Mi alzo. Qualche sillaba di circostanza. Un buco in galleria. Sono andata in bagno,

***

Francesca Dono nasce a Reggio Calabria. Si laurea in Scienze Sociali poi si trasferisce a Milano dove vive e lavora. Scrive già a sei anni la sua prima poesia. Comincia a dipingere e fotografare all’età di sedici anni. La sua pittura spazia dal tradizionale al digitale. Tante le opere poetiche selezionate e inserite in varie raccolte ed antologie del panorama piccolo-editoriale nazionale.

Pubblicazioni sulla rivista «Odissea» di Angelo Gaccione – «Bibbia d’Asfalto»  e «Word Social Forum». Alcuni dipinti sono stati inseriti in vari Cataloghi d’Arte tra cui il catalogo d’arte “ l’Elite”  anno 2013 e 2014, catalogo  d’Arte di Assisi e di Artelis di Reggio Calabria nel 2015. A Novembre 2015 edita la sua prima raccolta intitolata Tra l’Insionismo l’Inversionismo e il dialogo di Irda Edizioni”, ormai, fortunatamente introvabile. Nel 2017 pubblica con Progetto Cultura di Roma, Fondamenta per lo specchio.