Educare l’uomo. Riflessioni sulla poesia di Johann Wolfgang Goethe

Spunti e riflessioni sulla poesia di Johann Wolfgang Goethe, uno degli intellettuali più importanti dell’Ottocento.

“La vastità, la complessità contraddittoria e la genialità dell’opera di G. Spiegano perché la cultura borghese del suo tempo (e più quella del successivo nazionalismo germanico) lo abbia consacrato semidio onnisciente, mentre non sono mancate avversioni e contestazioni anche virulente. […] In ogni caso, al centro di essa si colloca l’uomo come polo e misura di tutte le cose, che apre il proprio spazio interiore al massimo di esperienze e commozioni […] e si propone, attraverso l’arte, un ritratto onnicomprensivo del mondo, incluse le sue incrinature”.
(Claudio Magris, Goethe, J.W. in Enciclopedia della letteratura, Garzanti 2007)

“Goethe giunse a concezioni fondamentali per la scienza dell’organico che hanno la stessa importanza delle leggi fondamentali di Galileo per quella dell’inorganico”.
(Rudolf Steiner)

“Goethe-Non un avvenimento tedesco ma europeo: un grandioso tentativo di superare il XVII secolo con un ritorno alla natura,con un elevarsi alla naturalità del Rinascimento, una sorta di autosuperamento da parte di questo secolo. Egli ne portava dentro i più forti istinti[…] (Friedrich Nietzsche)

“In Leonardo come in Goethe è l’amore il mistero che sta alla base dell’universalità”.
(Hermann Hesse)

Volendo persino prescindere dagli encomi sopra citati,noi vediamo come in J.W. Goethe si personifichi l’essenza del genio tedesco, antesignano assoluto del potere culturale e rivoluzionario proprio dei pensatori di quei paesi-e pure della loro vastità di orizzonti. Ad ogni modo, volendo approfondire il discorso, notiamo come Goethe abbia finito per onorare la sua idea-e cioè quella di un pensiero cosmopolita ed archetipico, votato all’uomo nelle sue attitudini comuni, oltre che una weltliteratur, visione che fa sì che le sue opere vengano riscoperte periodicamente e mai perdute.
Se poi ci concediamo il lusso di leggere il frutto delle sue fatiche non in chiave letteraria-già a mio avviso distinto piacere-ma in ottica socioantropologica ed esistenziale, capiamo quanto sia complesso, affascinante e sbalorditivo il contributo che il “mostro” della cultura tedesca ci offre.
Ponendo ad esempio come paradigma il “West-Osterlicher Diwan”(Divan-Occidentale Orientale): si ravvisa la potente espressione del sincretismo e della potenza creativa del genio, che riunisce strumenti e credi per plasmare un’opera che delinii, per citare il mistico persiano Gialal-Al din Rumi, “L’essenza del reale.” Qui i cultori della filosofia greca e dello scetticismo potranno storcere il naso, obiettando prontamente non solo l’inconoscibilità del reale, ma anche la travisazione che la poesia e le arti in generale compiono- e nel caso specifico il più atipico dei romantici-di una realtà che già di per sé è improbabile da conoscere. [1]
A questo rispondo in prima battuta che l’adesione alla realtà non è antitesi della sua non-oggettivabilità, quanto successiva evoluzione; nel tracciare canoni probabilistici si inserisce il poeta, fautore del possibile e della costruzione.
Mi sento addirittura di asserire che con una certa probabilità furono sentimenti analoghi a spingere Goethe a studiare discipline esoteriche ed iniziatiche; volendo egli riscoprire il senso del sapere universale come costruzione della realtà-ancora precursore-in forme sempre più raffinate e complesse; trovando segreti legami laddove all’occhio meno accorto si palesi l’entropia disarmante e assurda.
Una seconda e più autorevole risposta viene invece dai versi del Nostro:

In purezza ed in giustizia
laggiù voglio penetrare
il principio profondo delle genti,
quando ancora prendevano da Dio
in lingua terrena dottrina celeste,
senza doversi rompere il capo. [2]

e ancora:

Se insegnamo queste cose,
non si voglia condannarci;
come il tutto è da spiegare,
domandate al vostro intimo. [3]

Le splendide parole di Goethe sono soprattutto una forma educativa. Il senso del sentimento, lungi dall’essere distorto-come certa pedagogia ed epistemiologia avrebbe malignato- viene educato (educere, trar fuori) e mostrato per mezzo della forza maieutica della parola al lettore stesso, cosicché possa fare un’esperienza al contempo intima ed universale.
La vis poetica dello scrittore che ammalìo molti pensatori e suscitò “gli irosi sdegni” di altrettanti, trova inoltre la formula non-dualista nella perfezione etica della forma, benché a volte abbia momenti di inquietudine ed irritazione.
La sua esegesi dell’impeto travolgente-e sconvolgente-della potenza lirica nel processo autopoietico e di guarigione dell’essere è sintetizzata nella splendida e un po’ malinconica “Sicurezza”, che riporto per intero:

Sicurezza

Da che cosa mai dipende
che risani alfine l’uomo?
A ciascun piace il fragore
che nel suono s’arrotonda.
Quanto turba il corso, via!
Ma nessun pensiero tetro!
Prima che canti e smetta,
deve vivere il poeta.
Che per l’anima rimbombi
il rintocco della vita:
se il poeta ha il cuore triste,
si consolerà da sé.

Una tematica, quella dell’inquietudine esistenziale, che Goethe ha sempre tenuto sotto la lente del suo spirito, se si considera che persino negli Xenia Miti scriveva:

Non ha l’animo tranquillo
chi guarda dentro sé stesso (°1015) [4]

Grande sgomento, grande angoscia; tematiche che precorrono, parallelamente ai suoi romanzi, la question existentialiste. Diversamente però da alcune derive nichiliste dell’esistenzialismo, in Goethe si afferma la possibilità umana di evolvere oltre e tramite il dolore, tramite un vero e proprio voto all’esperienza e alla conoscenza anche e soprattutto in questa vita.
La passione per la ricerca è perciò trasmessa in questa sua mistica inquietudine; mistica alla maniera orientale, per l’appunto, in cui la matrice divina, energia innegabile e potente, è però sigillata in una forma volutamente sobria, elegante e conchiusa-un cerchio , ssic.!- a cui solo i più attenti, consapevoli e dediti potranno attingere:

Ah, tesoro, un tomo rigido
imprigiona i canti liberi
che sereni trasvolavano
per il firmamento nitido.
Tutto il tempo può corrompere,
solo loro si conservano!
Ogni riga sia immortale,
e perenne come amore.

Per dare una “coda” a queste considerazioni iniziali, possiamo considerare Goethe al contempo pioniere e testimone: pioniere, scopritore di una più profonda e rilevante comunicazione interculturale, che trovava anche in altri romantici un terreno fertile(si pensi all’esperienza albanese di Byron ); testimone, di una tradizione di profonda fede nel senso palingenetico del verso; tradizione che ha delle analogie di poetica in Eleusi, orfici, pitagorici, platonici, poeti Sufi e lamaisti.
Trattasi dunque di un sapere dell’anima che coglie i riverberi di sé stessa e del Divino non solo negli atti ma nella parola stessa, che è significato al contempo (Logos).
Questo crea le basi, a mio avviso, per chi voglia riscoprire le qualità della formazione umana e filosofica sui testi poetici di Johann Wolfgang Goethe.
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[1]-Per approfondire il tema della presunta distorsione cognitiva data della poesia e delle arti si può procedere
prendendo l’esemplificazione contenuta nel celeberrimo “Il nome della Rosa-U. Eco”; precisamente negli ultimi
capitoli, nel dialogo di Guglielmo da Baskerville con Jorge da Burgos circa il libro della “Poetica” di Aristotele; inoltre
una breve ricerca sul pensiero di Platone circa le Arti non potrà che chiarire il background contro cui l’ uomo che si
voglia rendere “universale” deve lottare.
[2]-J.W.Goethe-Divan Occidentale Orientale. A cura di G. Cusatelli. Einaudi, Torino 1990. PP.4-5
[3]-Ibid., Pp. 244-245
[4]-J.W. Goethe-Tutte le poesie. A cura di R. Fertonani. Vol II. Mondadori, Milano 1997.