Tre poesie inedite Cynthia Atkins. Traduzione di Alessandra Bava

Tre poesie inedite Cynthia Atkins. Traduzione di Alessandra Bava

“Letter to Metaphor” (“Lettera alla metafora”), “Liturgy” (“Liturgia”) & “Divided We Stand” (“Divisi possiamo essere forti”)  sono tre poesie inedite di Cynthia Atkins tradotte da Alessandra Bava.

Letter to Metaphor di Cynthia Atkins

Soundless as a disc on a dot of snow
—Emily Dickinson

It goes without saying, there’s something
for everyone.  Remember the slut
of the multi-purpose room,
legs spread and bearing
the burden for everyone—?
Lipstick put on
for all the wrong reasons,
and all dolled-up for what
the bed of  roses stole.
A note was penned
by simile’s hand—your first cousin
allergic at the ersatz country house,
flirting with images and glyphs.
Ask for subtlety, you’ll get
a mixed strip-tease every time.
No consequence, no punishment,
like when you helped write
cheat notes on the inside
of my hand—the same naked hand
that braided hair, slipped off a coat—
traded in sex for a prayer.

Lettera alla metafora di Cynthia Atkins

senza far rumore come un disco su un punto di neve
—Emily Dickinson

Va da sé, ce n’è
per tutti. Ricordi la puttana
nella stanza multiuso,
con le gambe spalancate che sorreggeva
il fardello di ognuno — ?
Indossando il rossetto
per tutte le ragioni sbagliate,
e tutta agghindata per ciò che
il letto di rose ha rubato.
Un messaggio vergato
dalla mano di similitudine, la tua prima cugina
allergica alla casa di campagna surrogata,
che flirtava con immagini e glifi.
Se chiedi sottigliezza, otterrai
uno strip-tease diverso ogni volta.
Senza conseguenze, né punizioni,
come quando mi hai aiutato a scrivere
bigini nell’incavo
della mano — la stessa mano nuda
che intrecciava capelli, faceva scivolare un cappotto —
barattava sesso in cambio di una preghiera.

*

Liturgy di Cynthia Atkins

Because the trees grew
into paper for words to write
down what there are no words for.
Because it wants to size you up
and then compels you to confess.
Because it likes to breathe up
against you on the couch,
but will never commit to meals
or absolutes. Because it has no
understanding and no excuse,
and it dares the understudy
not to show up. Because you need
to get out of the weather, where
too many secrets are revealed
in the rain. Because it knows
you need to explain, even when
your hands are clean.
Because it told you
to spit out your gum
when a taxicab is running.
So many years have proven
that each death leads to song.
Because it knows the flowers
will be of no use—the words will dream
up the phlox. Because it will always
want and want to name what can’t be named.
Because it knows you say one thing
and mean another. It knows you know better.
It is the greed inside your prayer.

Liturgia di Cynthia Atkins

Perché gli alberi diventarono
carta per scrivere parole
per cose per cui non vi sono parole.
Perché vuole studiarti
e poi obbligarti a confessare.
Perché gli piace respirarti
addosso sul divano,
ma non si impegnerà mai per i pasti
o gli assoluti. Poiché non è
comprensivo e non ha nessuna scusa,
e sfida il sostituto
a non presentarsi. Perché devi
tralasciare il tempo, dove
troppi segreti vengono rivelati
nella pioggia. Perché sa
che dovrai una spiegazione, anche quando
le tue mani sono pulite.
Perché ti ha detto
di sputare la gomma
quando sei su un taxi.
Tanti anni hanno dimostrato
che ogni morte conduce al canto.
Perché sa che i fiori
non serviranno a nulla —le parole
sogneranno il flogo. Perché vorrà
e vorrà nominare ciò che non ha un nome.
Perché sa che dici una cosa
e ne intendi un’altra. Sa che la sai lunga.
È l’avidità nella tua preghiera.

*

Divided We Stand di Cynthia Atkins

Here we ruminate on divisions—Arrivals,
departures, the way relationships get cordoned

off—a property condemned— an argument, or a table
we have to walk around. Call it a framework,

a narrative that gets proofed into a pastoral storybook,
then collapses, mimsy as a paper-doll, or faith itself

minus the gods. Time pokes us, claims us, felt but unseen,
like an acupuncturists’ needled touch. Divided by our pockets,

full or empty—Ideals spilled at glittery parties, where pain
and guilt are lit-up like after dinner cigarettes—So politically

incorrect
Divided is not the same as divorced or replaced,
more like the linens dragged through the mud to shake out

the pixie-dust of life? Divvied up like the astounding presence
of quiet, just before the shatter of applause.

The way architecture defines the space, a context revealed
in a pixel on a screen, which affords no margin

of error, none—Fragile is that balance, as if to remind us that
we are here to open every door, turn handles, shake-up borders

to unlock a kite-tail of grace—A spiral staircase, a soap opera
of Gospel that never ends, and appears like a prop to chronicle

the travesties of our lives. Aches that shield us, creased
and folded many times like old maps. Backyards divide us—

We are a nation of troubled hearts, leaning against
the electric fences of our soft animal arms.

Divisi possiamo essere forti di Cynthia Atkins

Eccoci a ruminare sulle divisioni—Arrivi,
partenza, il modo in cui le relazioni vengono

bloccate—una proprietà condannata—una discusione, o un tavolo
a cui dobbiamo girare intorno. Chiamalo una struttura,

una narrativa che viene controllata nel teso di una pastorale,
poi crolla, loscia come una bambola di carta, o la stessa fede

tolti gli dei. Il tempo ci dà un colpo, ci reclama, sentito ma invisibile,
come il tocco acuto di un agopunturista. Divisi dalle nostre tasche,

piene o vuote—Ideali versati a feste scintillanti, dove il dolore
e la colpa vengono accese come le sigarette dopo i pasti—Così  politicamente

scorrettiDivisi non equivale a divorziati rimpiazzati,
ma piuttosto a lenzuola trascinate nel fango per scuotere

la polvere di fata della vita? Spartita come la presenza sorprendente
della quiete, prima che esploda l’applauso.

Il modo in cui l’architettura definisce lo spazio, un contesto rivelato
da un pixel sullo schermo, che non può permettersi alcun

margine d’errore—Fragile è quell’equilibrio, a ricordarci che siamo
qui per aprire ogni porta, girare il pomello, scuotere i bordi

per spiegare la grazia di una coda di aquilone—una scala a chioccola, una soap opera
di Vangelo che non finisce mai, e compare come un arredo scenico a fare la cronaca

delle farse delle nostre vite. Dolori che ci proteggono, sgualciti
e ripiegati molte volte come vecchie mappe. Cortili ci dividono—

Siamo una nazione di cuori inquieti, appoggiati
ai recinti elettrici delle nostre braccia di peluche.

***

La poetessa Cynthia Atkins è nata e cresciuta a Chicago e ha ricevuto un MFA dalla Columbia University. Ha pubblicato due raccolte poetiche Psyche’s Weathers e In The Event of Full Disclosure. Le sue poesie sono apparse in molte riviste quali Alaska Quarterly Review, BOMB, Del Sol Review, North American Review, Seneca Review,Tampa Review, Valparaiso Review e Verse Daily. È Professore Associato di Inglese presso il Virginia Western Community College e vive con la sua famiglia presso il fiume Maury nella contea di Rockbridge, Virginia.