Cinque poesie di Luciano Nota. Lettura di Gabriella Cinti

Cinque poesie di Luciano Nota. Lettura di Gabriella Cinti

Pubblichiamo cinque poesie di Luciano Nota tratta da «La luce delle crepe» (EdiLet, 2016). Lettura di Gabriella Cinti.

Ne La luce delle crepe di Luciano Nota, compare una poesia dalle segrete cangianze, in cui il sentimento dell’inesistenza, della non attendibilità  della vita si snoda per aforismi cifrati e ossimori audaci, che condensano nella pregnanza di un correlativo oggettivo anche apertamente materico, una verità ricercata proprio nella sua sfuggenza.  Colpisce in questi versi una forma carsica di resistenza esistenziale, che tuttavia attraversa momenti ondivaghi, anche di malinconico abbandono ma mai di resa incondizionata. La poetica del non detto o meglio del quasi visibile, anima istanze di esprimibilità come unica fonte di salvezza, nella coscienza destinica  di una visione del profondo, o “dal profondo ” da quelle crepe, emblematiche di quella prospettiva sotterranea, nella parte sprofondata del varco, appunto, da cui le cose assumono una più autentica visibilità, pur deformata. Il mistero abita le cose proprio nel momento della loro massima evidenza e ciò genera un’inquietudine analoga a quella sprigionata  dalla sfrontata solarità dell’ora di Pan, un alone di metamorfosi anima gli oggetti creaturanti di Nota, consegnando ad un inafferrabile segreto le cose e le persone del suo mondo, ivi inclusa l’identità  fluttuante del poeta, palombaro e trampoliere, sempre migrante tra stati d’essere. Vi serpeggia una attesa di prodigi, una visione attenta a piccole o grandi epifanie, nonché  una segreta nostalgia delle origini, di una condizione del tutto altra che trova le sue note più  struggenti nell’afflato  verso  l’identificazione  astrale, la forma più alta di una fusione indifferenziante che plachi le inquietudini di un tormentato principium individuationis.

(Gabriella Cinti)

VISIONE LEGGERA di Luciano Nota

Del muro, della lastra, della pietra
ho sempre avuto una visione leggera
nonostante il muro, la lastra, la pietra
m’avessero accerchiato.
È sempre stato un tragitto alterato
simile ad un occhio orbo
che ha voglia di scrivere sul marmo
che il vento, il muschio, la luce
non sono mai esistiti.

IL CILIEGIO di Luciano Nota

Prima l’annuncio, poi il canto
poi forse la danza.
Ma cos’è che manca
in questo mezzogiorno
in questo notturno solare
dove neanche il male fa male
dove il bene si desta
per diventare fiaccola
lamina appena.
Non sa di fiaba questo luogo
non si coglie con la mente.
Manca forse il serpe
il siero, il melo.
O forse manca il ciliegio.

LE COSE VISTE DALLE CREPE di Luciano Nota

Le cose viste dalle crepe
sono enormemente più belle.
Le scorgo diverse, libere da impegni.
Non hanno peso, ma riposo.
Stanno sopra il capomastro.
Mai voltarsi, mai centrarle.
Sono stive
e per questo assai più vive.

STELLE DI PANE di Luciano Nota

Coprirò le selle e le motrici
dei quali sospettavo scirocchi
e chicchi di calici afosi.
Spesso era l’idea smarrita
a volte l’angoscia delle vene.
Un cestino faceva da paniere.
Uno sguardo aggiungeva aggettivi
alla lingua, e sulle stelle del pane
un cerchio, un persistente vento
privo di morte.
Chi c’era era un solco incerto
uno spavento nell’abisso.
Bisognava prendere il legno
trasformarlo in capello.
Riuscivo a spiegarlo al labbro
mentre il fianco si tingeva di giallo
e l’impercettibile grido del fango
poggiato sul letto del lutto
abbagliava la pece e il suo bicchiere.

SALANDRELLA di Luciano Nota

L’acqua gonfiava le vertebre
quando si andava al torrente
e da esso sgorgavano nodi
affascinanti di mani.
Qualcuno toccava la terra
altri inseguivano serpi.
Il più bello si assopiva sul drappo
ad un palmo dall’album che gli avevo donato.
Lo svegliavo dopo pochi minuti
alato nella scatola dei colori.

***
Luciano Nota è nato ad Accettura, in provincia di Matera. È laureato in Pedagogia ad indirizzo psicologico, e in Lettere Moderne. Vive e lavora a Pordenone svolgendo attività di Educatore. Ha pubblicato: Intestatario di assenze (Campanotto, 2008), Sopra la terra nera (Campanotto, 2010), Tra cielo e volto (Edizioni del Leone, 2012, con prefazione di Paolo Ruffilli e postfazione di Giovanni Caserta), Dentro (Associazione culturale LucaniArt Onlus, 2013, con prefazione di Abele Longo). Sulla sua produzione poetica hanno scritto, fra gli altri: Giovanni Caserta, Elisa Davoglio, Giorgio Bàrberi Squarotti, Cesare Viviani, Paolo Ruffilli, Giorgio Linguaglossa, Antonio Spagnuolo, Luciano Nanni, Flavia Lepre, Nazario Pardini, Dante Maffìa, Abele Longo, Marco Onofrio, Michele Rossitti, Ennio Abate, Anna Maria Curci, Antonio Devicienti, Roberto Taioli, Luigi Paraboschi. Cura, insieme ad altri amici poeti il blog letterario “La Presenza di Erato”.