"Audrey Hepburn. Immagini di un'attrice e di un mito" di Margherita Lamesta Krebel

“Audrey Hepburn. Immagini di un’attrice e di un mito” di Margherita Lamesta Krebel

Venticinque anni dopo la sua morte esce il libro “Audrey Hepburn. Immagini di un’attrice e di un mito” scritto da Margherita Lamesta Krebel.

Venticinque anni dopo la sua morte per cancro, avvenuta a Tolochenaz, in Svizzera, il 20 gennaio 1993, il mito dell’indimenticata Audrey Hepburn, ambasciatrice Unicef, romantica come Holly di Colazione da Tiffany, ribelle come Anna di Vacanze Romane, elegante come Sabrina, resta inalterato, tanto da essere ancora oggi un modello di riferimento di stile, di bellezza e di fascino.  Se il libro che il figlio Luca Dotti le ha dedicato: Audrey mia madre (pp. 253, Mondadori, 2015) è la celebre attrice che aveva lasciato Hollywood e il cinema per essere la madre di famiglia appassionata di cucina e dell’orto, nell’ interessante libro: Audrey Hepburn. Immagini di un’attrice (pp. 144, Tabula Fati, 2018) Margherita Lamesta Krebel ci racconta, invece, con dovizia di particolari la storia di una straordinaria attrice mondiale, sempre sorridente, icona per eccellenza di moda e stile, aristocratica e raffinata, per tutti un modello di vita.

Proclamata, nel 1999, dall’American Film Institute,  “la terza più grande attrice di sempre” dopo Bette Davis e Katherine Hepburn, il racconto parte dalla sua giovinezza trascorsa tra Belgio, Regno Unito e Paesi Bassi durante la seconda guerra mondiale. La storia di una giovane ragazza, soprattutto libera e appassionata, che ha studiato danza e canto prima di approdare al cinema. Ma chi era davvero la leggendaria Audrey Hepburn? Il suo vero nome è Audrey Kathleen Ruston e nasce a Bruxelles il 4 maggio 1929, da un padre che l’abbandonerà dopo il divorzio dalla sua seconda moglie e madre di Audrey. Solo molto più tardi, l’attrice riesce ad entrare in contatto con lui. L’infanzia della Hepburn non fu spensierata, dovette attraversare tormenti e paure, tanto che durante l’occupazione nazista, si trasferirà con la madre nella città olandese di Arnhem.

Ma il ruolo della donna-bambina degli anni ’50, secondo l’intervista esclusiva al Prof. Andrea Dotti, ex marito dell’attrice (che ha regalato all’autrice il maglione di lei), riportata in appendice al libro non era affatto aderente alla sua personalità. La Hepburn era tenace, forte, acuta, perfezionista, una donna elegante, semplice, affascinante. Tuttavia, quest’opera prima della Lamesta Krebel non è soltanto un’ampia ricognizione dell’attività cinematografica dell’attrice ma anche un esame approfondito, rigoroso e personale delle peculiarità specifiche che attengono alla recitazione cinematografica. Anche la sua vita sentimentale è raccontata con estrema delicatezza a partire dal rapporto con Mel Ferrer e William Holden, così il sodalizio con Givenchy.

Nel saggio si ripercorre la carriera attoriale della Hepburn, secondo precise parole chiave riprese nei titoli dei capitoli: una catena di eventi e di film che, nonostante tengano in considerazione una linea cronologica, sembrano sempre far parte della profonda essenza dell’attrice e dei suoi personaggi, come se fosse permeata da un eterno ciclo di cambiamenti. Si è detto di lei “diva e antidiva”, dal fascino sottile e arguto, con uno sguardo ammaliatore particolarmente intelligente, bella sì ma non in senso greco e statuario.

Con la pubblicazione di questo saggio Margerita Lamesta Krebel ha voluto contribuire al ricordo di un talento così singolare dando voce proprio a quegli aspetti inediti del mito, suggerendo una riflessione più approfondita su una diva che, come per magia, ancora oggi continua a conquistarci.

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Margherita Lamesta Krebel, pugliese di nascita, vive e lavora a Roma. Giornalista-pubblicista, scrive di cinema, teatro, arte e moda. Laureata in Lettere presso La Sapienza di Roma, ha seguito seminari sulla scrittura cinematografica con Vincenzo Cerami, Suso Cecchi D’Amico e Furio Scarpelli. Inoltre, Giorgio Strehler, Bruce Myers, Greta Seacat, Peter Brook, Michael Margotta, Arnaldo Ninchi, Carl Anderson, Riccardo Biseo, Cathy Marchand, Terry Taylor sono stati i suoi principali maestri nell’approccio alla performance recitativa.