A proposito di "La radice quadrata del cielo" di Alberto Blanco

A proposito di “La radice quadrata del cielo” di Alberto Blanco

Impressioni su Alberto Blanco e sul volume “La radice quadrata del cielo” (Ensemble, 2018), da poco presentato a Firenze. Articolo di Gabriella Becherelli.

Alberto Blanco è un artista, fisico, chimico e un noto poeta messicano. Lo definisco un creativo, che non si definisce. La sua ricerca artistica vive il senso del caos in un ordine ricostituito e rivisitato dalla libertà di cercare, procede eliminando naturalmente i confini.

Scrive compenetrando tutti gli aspetti dell’esistenza e li manifesta senza porre dei limiti alla cono\scienza.

Le sue poesie si aprono allo spaziotempo della mente. Si trasformano, nell’ascolto, in strutture architettoniche complesse applicabili a una realtà apparente. Nei suoi saggi poetici la filosofia, lo zen e la fisica si scambiano opinioni, giocando in piccole performance teatrali di sapore surrealista, e si trasformano nella dimensione dell’oltre. La musica è sullo sfondo della sua intenzione e proviene dallo spartito mancante. E’ immaginato e descritto dall’artista in sottili linee che attraversano la poesia ordinatamente. Il suo rigore formale è fuori regola ma elegante e pulito. La musica è nella memoria del presente, essendo stato un musicista rock. Nelle sue architetture dimensionali ricostruisce un’idea unica e indivisibile, in un punto d’arrivo e di partenza. La relatività si contrappone nettamente a una visione quantistica del verso ma ci convive con serena ironia.

Ogni particella ascolta l’ispirazione e l’aspirazione al tempo presente, raggiunge la sua compagna che ha lo stesso spin anche a incredibili distanze e diviene parola che costituisce l’essenza della poesia. Ma se A è diverso da B e B è diverso da C che è diverso da D … allora A B C e D sono uguali.

Così recita la Teoria dei modelli Finiti.

Il punto d’ incontro è l’ unica certezza, dove la diversità è uguale nella geometria dell’assoluto, ed è lì che tutto prende forma e si diversifica, e diventa unico. Anche la “non forma” ci aspetta in silenzio e nega l’assenza nell’unico. Lui dice: nella poesia non c’è nulla di scritto …

Forse è così, la parola ha un suono come l’ispirazione rimane nell’aria, diventa essenza pura se risolta nella radice quadrata del cielo.