"Cammino doppio" di Serenella Baldesi

“Cammino doppio” di Serenella Baldesi

Recensione di “Cammino doppio” (Augh, 2017) di Serenella Baldesi.

Cammino doppio è il romanzo di viaggio con cui Serenella Baldesi esordisce nel mondo dei libri pubblicato da Edizioni Augh.

Mettendo un po’ di sé nella protagonista del racconto, l’autrice ci presenta Alex, una architetta cinquantenne in procinto di porre fine al proprio matrimonio, trasformatosi da tempo in una civile ma fredda convivenza. Reduce da una serie di delusioni, perdite, fallimenti e in preda ad una rabbia cieca che si scaglia contro tutto e tutti, la donna decide di sfidare e ritrovare se stessa intraprendendo il Cammino di Santiago de Compostela.

Il suo intento è quello di migliorarsi ma, fin dai primi giorni, la lotta contro se stessa è dura.  Nonostante durante il cammino trovi persone disponibili e socievoli, desiderose di condividere e aiutare chi intraprende il loro stesso, difficile, tragitto, ogni dettaglio scatena in lei un ricordo doloroso, che la spinge a rifiutare il prossimo e a scatenare contro chiunque un’aggressività talvolta immotivata. Altezzosa, schietta al punto da risultare offensiva, introversa e solitaria, Alex nasconde dietro la sua barriera apparentemente impenetrabile un dolore pungente, che non ha mai superato, e una tremenda paura di soffrire nuovamente.

Rassegnatasi ben presto all’idea di proseguire in solitudine il viaggio, la protagonista si ritrova a passare serate in compagnia e a riscoprire il piacere della condivisione. Della numerosa e variegata combriccola aggregatasi nel pellegrinaggio, solo tre persone riusciranno a farsi strada nel cuore di Alex: Massimo, un anziano ed estremamente saggio signore, che le confessa di essere malato di cancro alle ossa e di voler portare a termine il percorso come ultimo desiderio prima di morire; Claire, una dolce ragazza francese, che si prenderà cura di lei incurante dei suoi aculei; Aidan, un affascinante psicanalista che ha intrapreso il viaggio per un motivo misterioso e che, facendo breccia nel cuore di Alex, la spinge a buttarsi nuovamente in tutte le sue paure.

Il “cammino doppio” di cui parla l’autrice è, probabilmente, quello che ti stanca a livello fisico, ma ti arricchisce interiormente. Pagina dopo pagina seguiamo i tormenti e le lotte interiori della protagonista, amando il suo cinismo, detestando la sua scortesia, preoccupandoci per il suo trascurarsi, imbarazzandoci per la sua impulsività, ridendo e soffrendo con e per lei.

L’autrice passa con disinvoltura da paragrafi pungenti, amari e duri ad altri intensi e profondi, ricchi di riflessioni sui cambiamenti che la stanno scuotendo, sul significato del viaggio, e sulla relativa importanza della meta. Quando Alex capisce che la concentrazione per il raggiungimento del traguardo la sta deconcentrando dall’importanza del cammino stesso, dà una svolta al suo cammino, tuffandosi a capofitto negli eventi e aprendosi, nel suo piccolo, anche a coloro per i quali non aveva provato immediata simpatia.

Non basta camminare per dire di essere in Cammino. Se si procede chiusi in se stessi e coperti dalle maschere, come ho fatto io fino ad ora, si è solo degli escursionisti che fanno trekking. Niente di più. Un’attività piacevole e salutare, ma il proprio Io non cambia e non ci si arricchisce di nulla. Se si fanno cadere le maschere e ci si accosta agli altri si è in Cammino veramente. Ed è lì che inizia il cambiamento. Mi sono isolata, scendendo solo nelle profondità del mio buio interiore. Ho ignorato, evitato e schifato gli altri, allontanandomi in questo modo anche dalla vera me stessa. A volte bisogna saper ridisegnare la propria geografia degli affetti, dando spazio a quelli nuovi e inconsueti. Fino ad ora, non lo avevo capito.

 

In uno dei suoi momenti più fragili, parlando con l’amico Massimo, Alex descrive così il Cammino di Santiago:

Le cene in compagnia, il gusto dell’acqua dopo la salita, la condivisione di tutto, anche dei problemi fisici, la disponibilità di ascoltare e farsi ascoltare, come stai facendo te in questo momento e come hai fatto in tanti altri.

Ogni aneddoto la riporta a frasi di film, canzoni, libri, incurante nel suo cinismo di criticare e sminuire anche gli autori che hanno fatto la storia della letteratura.

Le descrizioni dei paesaggi che la comitiva si trova ad ammirare durante il pellegrinaggio lascia al lettore una profonda nostalgia per la natura e per le cose incantevoli che il mondo ci riserva. Si tratta di descrizioni così dettagliate e intime, che ci sembra di osservare quei posti attraverso gli occhi della protagonista. Il fatto che l’autrice stessa abbia più volte intrapreso il Cammino di Santiago arricchisce il romanzo di un’interiorità e di una precisione, che scanaglia ogni difficoltà e ogni aspetto di un’avventura così affascinante.

Un linguaggio talvolta gergale, a tratti diretto e incisivo, spesso lirico e toccante.

La ricchezza che ci si aspetta da un simile viaggio la si ritrova nelle coinvolgenti pagine di questo romanzo, che riesce ad estraniare il lettore da tutto ciò che lo circonda.