«Il libro degli amici»: tra passioni e inquietudini, la Roma di Elio Pecora

«Il libro degli amici»: tra passioni e inquietudini, la Roma di Elio Pecora

Recensione di «Il libro degli amici» (Neri Pozza) di Elio Pecora, una generazione di letterati ormai scomparsa.

Con «Il libro degli amici» (pag. 144, Neri Pozza, 2017) Elio Pecora racconta la sua Roma,  quella che non c’è più,  mentre le storie si  muovono, tra passioni e inquietudini,  attorno all’autore e alle sue amicizie letterarie. Appena trentenne,  è il 1966,  Pecora è nato a Sant’Arsenio nel 1936, da Napoli si trasferisce a Roma con il denaro ricavato dalla vendita dei suoi libri più “pregiati”, per lavorare prima come venditore porta a porta de I Quindici, poi nella storica libreria Bocca di piazza di Spagna. Qui, dice Pecora “scopro in me una notevole propensione mondana e un’insaziabile curiosità”.

La Roma ammaliatrice di Elio Pecora è affollata da una generazione di letterati ormai scomparsa, da incontri e affetti, che hanno segnato la sua vita, di uomo, di scrittore e poeta che è, tra i più importanti del panorama letterario italiano.  E’ così che diventano familiari le apparizioni di  Giorgio De Chirico al Caffè Greco, di Federico Fellini a piazza di Spagna, di  Libero De Libero alla galleria la Cometa, come il dolore per la morte di Pier Paolo Pasolini;  o gli “amici” più recenti, Maria Luisa Spaziani, Giorgio Caproni, Mario Luzi, Valentino Zeichen,  e ancora l’incontro con Allen Ginsberg a Castelporziano.

Dunque, in questo bel libro, scritto come un romanzo (perché no uno Strega o Campiello!)  Elio Pecora confessa che in lui “alligna la scontentezza”, che segna la sua esistenza e anche le amicizie che la hanno attraversata, allo stesso tempo vivere anche conquistati dalla “bellezza, l’allegria, l’intelligenza”. A maggior ragione Alberto Moravia, Elsa Morante, Juan Rodolfo Wilcock, Laura Betti, Amelia Rosselli, Aldo Palazzeschi, Dario Bellezza,  Paola Masino, Sandro Penna, Italo Calvino, Francesca Sanvitale,  Elsa De Giorgi (amica amatissima, la cui morte è avvenuta nel 1997, anno in cui si chiude il libro) tutti i maggiori esponenti della Roma letteraria del secondo novecento convergono in queste pagine a mostrare la bellezza di anni irripetibili in cui vita e letteratura erano tutt’uno.

Insomma, scrive Pecora: “tornavano tutti, e non erano loro a chiedermi di ascoltarli, ero io a fermare quello che molte volte, fino alla noia, avevo raccontato di loro a chi me ne chiedeva, ogni volta come accertandone in me la presenza.”

Ne «Il libro degli amici» vi sono ricordi personali, ricostruiti con garbo e con misura da Elio Pecora, con una dimensione affettiva, offrendo così un ritratto di trent’anni della società letteraria italiana, serio, attento alle cose importanti, ma anche vivace in alcuni particolari  e in certi caratteri. Elio Pecora, lo fa senza nostalgia,  né l’elogio muove la narrazione, piuttosto il bisogno di consegnare di quegli anni una ancora viva memoria. Una memoria futura, come si legge in una “possibile chiusa” per “un mondo impensato che fluttua negli spazi”.