Inediti di Kaveh Akbar. Traduzione di Alessandra Bava

Pubblichiamo tre poesie inedite di Kaveh Akbar tradotte per noi da Alessandra Bava.

Some Boys Aren’t Born They Bubble
di Kaveh Akbar

some boys aren’t born they bubble

up from the earth’s crust      land safely around

kitchen tables green globes of fruit already

in their mouths      when they find themselves crying

they stop crying these boys moan

more than other boys      they do as desire

demands      when they dance their bodies plunge

into space and recover      the music stays

in their breastbones they sing songs about

storms then dry their shoes on porches

these boys are so cold their pilot lights never light

they buy the best heat money can buy      blue flames

swamp smoke      they are desperate

to lick and be licked      sometimes one will eat

all the food in a house or break every bone

in his jaw      sometimes one will disappear into himself

like a ram charging a mirror when this happens

they all feel it     afterwards the others dream

of rain their pupils boil they light black candles

and pray the only prayer they know      oh lord

sparethis body       set fire to another

 

Alcuni ragazzi non nascono zampillano
di Kaveh Akbar

alcuni ragazzi non nascono zampillano

dalla crosta terreste        atterrano al sicuro intorno

a tavoli di cucina globi di frutta acerba  già

nelle loro bocche   quando si ritrovano a piangere

questi ragazzi smettono di piangere gemono

più di altri ragazzi         fanno come il desiderio

impone        quando danzano i loro corpi si tuffano

nello spazio e si ricompongono    la musica resta

nei loro sterni cantano canzoni sulle

tempeste poi mettono le scarpe ad asciugare sui portici

questi ragazzi sono così impassibili le loro fiamme pilota non bruciano

acquistano il calore migliore che i soldi possono acquistare        fiamme blu

fumo di palude    hanno un disperato bisogno di

leccare ed essere leccati    a volte uno mangerà

tutto il cibo  di una casa o spezzerà ogni osso

della  mascella   a volte uno scomparirà in se stesso

come un ariete che carica uno specchio quando ciò avviene

lo avvertono tutti         dopo gli altri sognano

la pioggia le loro pupille si infuriano accendono candele nere

e pregano l’unica preghiera che conoscono             o signore

risparmia questo corpo          danne al fuoco un altro

 

*

 

My Kingdom for a Murmur of Fanfare
by Kaveh Akbar

It’s common to live properly, to pretend

you don’t feel heat or grief: wave nightly

at Miss Fugue and Mister Goggles before diving

into your nightcap, before reading yourself

a bedtime story or watching your beloved sink

to the bottom of a lake and noting his absence

in your log. The next day you drop his clothes off

at Goodwill like a sack of mail from a warplane

then hobble back to your hovel like a knight moving

only in L’s. It is comfortable to be alive this way,

especially now, but it makes you so vulnerable to shock—

you ignore the mortgage and find a falconer’s glove

in your yard, whole hand still inside. Or you arrive home

after a long day to discover your children have grown

suddenly hideous and unlovable. What I’m trying

to say is I think it’s okay to accelerate around

corners, to grunt back at the mailman and swallow all

your laundry quarters. So much of everything is dumb

baffle: water puts out fire, my diseases can become

your diseases, and two hounds will fight over a feather

because feathers are strange. All I want is to finally

take off my cowboy hat and show you my jeweled

horns. If we slow dance I will ask you not to tug

on them but secretly I will want that very much.

 

Il mio regno per un mormorio di fanfara
di Kaveh Akbar

È  cosa comune vivere per bene, far finta

di non provare calore o dolore: salutare a sera

la Sig.na Fuga e il Sig. Occhialini prima di tuffarsi

nella propria papalina, prima di leggere a te stesso

una favola della buona notte o osservare il tuo amore che va a picco

sul fondo di un lago e annotare la sua assenza

sul tuo diario di bordo. Il giorno dopo lasci i suoi vestiti

alla beneficenza come un sacco di posta da un aereo da guerra

poi torni indietro zoppicante fino al tuo tugurio come un cavallo

che si muove solo a L. È  rassicurante essere vivi così

specialmente adesso, ma ti rende molto vulnerabile allo shock —

ignori il mutuo e trovi un guanto da falconiere

nel tuo giardino, con dentro tutta la mano. O giungi a casa

dopo una lunga giornata per scoprire che i tuoi figli sono

diventati d’un tratto odiosi e antipatici. Ciò che cerco

di dire è che reputo sia giusto accelerare agli

incroci, rispondere con un grugnito al postino e ingoiare tutti

i quarti di dollaro per il bucato. Gran parte di ogni cosa è muto

sconcerto: l’acqua spegne il fuoco, le mie malattie possono diventare

le tue, e due segugi si litigheranno una piuma

perché le piume sono strane. Tutto ciò che desidero infine

è togliermi il cappello da cowboy e mostrarti le mie corna

ingioiellate. Se balliamo un lento ti chiederò di non tirarmele

ma segretamente lo desidererò moltissimo.

 

*

 

A Boy Steps into the Water
by Kaveh Akbar

and of course he’s beautiful

goosebumps over his ribs

like tiny fists under a thin sheet     the sheet

all mudwet and taste of walnut

and of course I’m afraid of him

of the way keeping him a secret will make him

inevitable       I will do anything to avoid

getting carried away       sleep nightly with coins

over my eyes       set fire to an entire

zodiac      mecca is a moth

chewing holes in a shirt I left

at a lover’s house       a body loudly

consumes days and awaits the slow

fibrillation of its heart      a lightning rod

sits in silence until finally      the storm

now the boy is scooping up minnows

and swallowing them like a heron

I’m done trying to make sense

of any of this      no one will believe anything

that comes out a mouth like mine

 

Un ragazzo entra nell’acqua
di Kaveh Akbar

ed è bellissimo naturalmente

pelle d’oca sulle costole

come piccoli pugni sotto uno strato sottile    lo strato

tutto ricoperto di fango e sapore di noce

e ho paura di lui naturalmente

del fatto che mantenere il segreto su di lui lo renderà

inevitabile      Farò di tutto per evitare

di essere trascinato via      dormire a notte con monete

sugli occhi           dar fuoco a un intero

zodiaco              meca è una falena

che mastica buchi in una camicia lasciata

a casa di un amante        un corpo

consuma i giorni con veemenza e attende la lenta

fibrillazione del cuore     una calamita

giace in silenzio infine fino  alla tempesta

ora il ragazzo solleva i pesci di acqua dolce

e li ingoia come un airone

Ho smesso di cercare di dare un senso

a qualsiasi cosa qui    nessuno crederà a nulla

che esca da una bocca come la mia

 

Kaveh Akbar è il fondatore e editore di Divedapper. Le sue poesie sono apparse o sono in corso di pubblicazione su The New YorkerPoetryPloughshares, APRTin House e altrove.  Il suo primo libro di poesie Calling a Wolf a Wolf  verrà pubblicato da Alice James Books a settembre 2017. Ha pubblicato anche Portrait of the Alcoholic. Ha ricevuto la Ruth Lilly and Dorothy Sargent Rosenberg Poetry Fellowship da parte della Poetry Foundation e il premio Lucille Medwick Memorial Award della Poetry Society of America. Kaveh è nato a Tehran (Iran) ed è un professore ospite del programma MFA della Università Purdue. Le tre poesie pubblicate qui sono apparse rispettivamente in Puerto del Sol, Poetry, e Virginia Quarterly Review.