Pierino Gallo e il suo "Quaderno azzurro" pieno di sentimenti

Pierino Gallo e il suo “Quaderno azzurro” pieno di sentimenti

È appena uscita per Campanotto la raccolta di poesie “Quaderno azzurro. Poesie 2012-2016” del poeta calabrese Pierino Gallo, ricercatore universitario in Francia in Letteratura francese e Letterature comparate.

Alla fine della lettura di ogni lirica di questo “Quaderno azzurro” di Pierino Gallo si ha la netta sensazione di aver convissuto con il poeta una perfetta simbiosi della parola, di aver instaurato con la poesia una coralità dal tono sostenuto e colloquiale. Non è un caso che questa esperienza empatica trovi rifugio in una atmosfera di poesia concreta e pienamente appagante.
Sono molto coinvolgenti queste poesie di Pierino Gallo e il sentimento libero che si evince da queste liriche emerge anche attraverso il linguaggio immediato e diretto dei suoi versi armoniosi e densi di significati profondi. Come pure si riscontra un senso così forte e determinante del paesaggio, mentre prende forma un percorso ideale, una corporeità convincente di un amore autentico.Eppure, per Pierino Gallo la parola amore assume un significato diverso da quello che gli attribuiscono altri poeti della sua generazione. Il poeta Gallo annota nel suo quaderno, in una sorta di orchestrazione idillica, spesso assente in tanta altra poesia contemporanea, quell’amore illuminato dall’azzurro del cielo e nel quale si può avvertire un’aura di rivelazione.Suffragata, quindi, da quella magia che dà la parola, l’interiorità del poeta turbina e pulsa di sensazioni e di riflessioni, ma che della sua terra jonica ha conservato anima e valori. Nondimeno, in questi versi s’impone una risentita espressività lirica:Trame di pietre,
ulivi
e ancora pietre.

Avviene
come una stretta
la metamorfosi madre.

In questo taccuino, dunque, che raccoglie indizi, volti e dialoghi, vi è un compendio dei fatti attraverso il quale non tutti però possono riconoscersi. Il nostro Benedetto Croce afferma che la materia poetica corre nell’animo di tutti gli uomini, ma solo pochi sanno trasformarla in poesia. Ecco, la poesia di Gallo emoziona, abbaglia, mutua il ricordo in immagini reali, assume una dimensione metaforica tra le asprezze quotidiane del nostro vivere:

A metà strada tra la terra e il cielo
incontro i vostri volti
che in cima ad una nube alzano gli occhi
come per volar via.

Cos’è questo Quaderno azzurro? Sarà, forse, il cuore del poeta? Sarà un viaggio nella memoria poetica? Questo libretto non nasconde sentimenti, anzi, il poeta ha capacità e consapevolezza di metterli a nudo, di innalzarli a canto  luminoso, sempre vivo. Tale affinità sembra addirittura accentuarsi con una sospensione esistenziale che va oltre la riflessione, oltre la ricerca del proprio vissuto, uno struggimento che si riflette su nomi, cose e luoghi.

Questo breviario laico, potrebbe essere letto come un poemetto o un canzoniere, con le variazioni che costituiscono per la lettura. I versi procedono per accumulo creando un ritmo sincopato e incalzante che realizza una forte musicalità. È lo stesso poeta a svelarci, in uno dei suoi versi, con quanta accortezza abbia:

[…] conservato bene
quel piccolo breviario,
un quaderno azzurro
dal collo spiegazzato
dove vivono mondi e gesti
e parole e oggetti.

Eccoci ancora di fronte a una poesia elegante, compatta e di notevole spessore. Una poesia raffinata, vera, che con sapiente incisività continua a trasmettere emozioni forti. Il linguaggio è permeato da magia e la parola è acuminata e avvertita, che scandaglia in profondità nient’affatto di quiete. Anche se dobbiamo dire che l’autore riesce a racchiudere in questa sua consapevole ricerca una possibile felicità, una pienezza tutta terrena, tra passato e presente, tra lo sfiorire e il rifiorire di ricordi e di immagini non ancora avvinti dal tempo.

Quasi in tutte le liriche della raccolta si avverte un tono crepuscolare, per cui il poeta partendo dall’universo interiore, sommessamente si estende al reale e con la stessa forza poetica cerca di smaterializzare le inquietudini o di trovare una risposta alle vicende personali di cui è testimone. L’armonia o la disarmonia del ricordo, la bellezza di luoghi e cose, si trasformano in commozione e passione, in memoria lirica come realtà immediata. E questa eco luminosa il poeta la incornicia proprio in questi versi che sembrano arrivare da una terra lontana:

Presto verrà la vita
a infilare il respiro
nel petto.

Questo impulso emozionale si avverte anche quando il poeta in una sorta di distensione evocativa sublima la gioia e la sofferenza, la presenza dell’una, l’assenza dell’altra, come elementi concatenanti di un universo confabulante. Si presenta così il poeta davanti a una immagine quasi impercettibile in cui il proprio io si rispecchia:

Com’è duro rapirti,
mentre aspetti addormentato sulla terra.
Accanto a te distendo
il mio corpo di luce,
ed io sono il tuo fiore che non sorge.

Qui si direbbe ritrovare una dimensione luziana della verità. Sebbene la voce della poesia è per Mario Luzi la voce del risveglio: il risveglio dal letargo dell’assuefazione e dell’indifferenza, il percorso d’amore intrapreso da Pierino Gallo segue peraltro un disegno verticale.

Tuttavia, Quaderno azzurro è un cammeo dell’anima, un diario intimo in cui confluiscono pensieri in versi, chiari e incisivi, scritti nell’arco di un quinquennio. Qui l’anima del poeta non si smarrisce tra le immensità del nulla, ma si concretizza nella perfezione della sua purezza poetica. C’è, come si può intuire, molto afflato poetico in questa silloge e anche un intenso desiderio di libertà. Di questo desiderio il poeta continua a nutrirsi e bisognerà attendere la fine della raccolta per riconoscere quanto sia importante la sostanza del cuore. Ben riconoscibile, infatti, è quell’indizio di sinteticità montaliana, suggeritogli da un vecchio che canta i suoi poemi d’amore.

Nel classicismo di Pierino Gallo pulsa, dunque, la vita condensata di significati, caratterizzata da un linguaggio chiaro, comunicativo e dal tono sensibilmente familiare. Nella sua poesia, che conosco da molte stagioni, si ha la possibilità di indagare segretamente nel destino dell’uomo, un privilegio non certo immune alle malie ossessive di certi giudizi. Se poi il nucleo centrale di questa poetica è la vita, sembra convincente l’incedere concentrico del poeta nella chiusa del libro:

Tutto si aprirà a un nuovo ciclo,
dopo c’è soltanto una voce
e ne fa ciò che vuole, lui, della vita.

In un simile contesto, se l’io lirico, secondo le indicazioni di Gallo, è unico, solitario, assume, invece, una molteplicità di voci quel lui, che si scopre, tra l’altro, nella sua alterità a farsi carico di una decisione perentoria eppure mai generica. Questa coralità, quindi, si sovrappone all’io storico, al tempo naturale, all’illusione dell’eternità in qualche modo compromessa da una matrice orfica di cui si serve la poesia.

Nonostante questo involontario contrasto, sono una meraviglia le occasioni che incidono la memoria, in particolare, i nomi e gli incontri legati all’infanzia. L’autore insiste in maniera quasi eroica, con gli occhi del fanciullino pascoliano a raccogliere segni e a ispezionare nell’anima una luce residuale, destinata a rimanere, forse, nella periferia del pensiero.

La poesia di Pierino Gallo è un fuoco sempre acceso, che non si esaurisce nella cenere, che ci riporta sulle tracce dell’esistenza, forse, qui più che mai evidente, come se fosse un veliero. Un veliero che a me ricorda tanto De Libero: È un veliero la mia vita/ dall’infanzia segnata sulla mano,/ e l’ancora è dentro la terra. Ma dove può condurci? Il poeta sa, comunque, quale traccia seguire, quale segno lasciare di quello che siamo e di quello che siamo stati, perché così sarà più facile fondere passato e memoria.

A me pare che in questo Quaderno azzurro il tema della memoria risulti decisivo. Vero è anche che questo recupero del passato serva al poeta per approdare al presente in un suo rituale d’amore o per ascetica aderenza esistenziale, emblema non soltanto di quella primigenia felicità.

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