«↑ - lacerato l’involucro», una poesia di Maria Grazia Calandrone

«↑ – lacerato l’involucro», una poesia di Maria Grazia Calandrone

Pubblichiamo, all’interno della rubrica di poesia curata da Francesca Santucci, un bellissimo testo di Maria Grazia Calandrone.

↑ – lacerato l’involucro

poi che emerge la tigre dal folto del bosco come uno stato di
grazia – trova
le condizioni favorevoli
allo sviluppo del suo cono d’ombra, un dislivello interno, la
tana dove splendono i suoi occhi
imperdonabili

sento un filo sul labbro inferiore
cucito alla tua bocca
e al tuo cavo dorsale – vertebra

dopo vertebra
il tuo corpo, dorato
e inconcepibile, confida: un’oscurità densa
cambia la voce, un raschio di dolore nella gola come un
grande spavento infantile – la madre con la lingua
toglie la terra
dalla faccia al piccolo (quanto maldestramente si è ferito
con gli oggetti del mondo)

tigre-amore, pescami dal mondo profondamente striato
dove guizzo, portami
alla profezia, alla visione vera, dammi da bere il succo delle
creature: adesso

che sono nel destino
con la rassegnazione delle bestie
la bestia è corpo

e volume senz’ali
nel frumento:
un pensiero le spiga dalla fronte, ora
che questa canna d’organo inumana
emana una colonna
di suono bianco, l’emblema arcuato del tuo vero nome

4.6.13